
Tra i nuovi “coccolati” dai gruppi di estrema destra ci sono due categorie sempre più ricorrenti: QUEI (quei = alcuni, non tutti) “padri separati” che accusano le ex mogli delle peggiori nefandezze e i maschi disprezzati e tenuti alla larga dalle donne, quelli che non riescono ad avere relazioni a causa della loro visione arretrata e troglodita dei rapporti e più in generale della società.
I primi sono spesso accecati da sentimenti di odio e talvolta di gelosia verso le loro ex mogli: non accettano la fine della relazione persino quando ne sono responsabili. Sono quelli che non tollerano il fatto che l’uomo non abbia più diritto di vita e di morte su quella che considera “roba sua”; che non tollerano il fatto che una donna possa rifarsi una vita con un altro uomo o semplicemente essere libera di stare da sola. Nella maggior parte dei casi sono figli di famiglie arretrate, che pensano di vivere in un mondo che per fortuna non esiste più.
I secondi sono sono soprattutto uomini di mezza età particolarmente frustrati, che considerano le donne al pari di automobili di grossa cilindrata e motociclette, oggetti che mostrano come trofei sui loro profili social.
Sia i primi che i secondi, nella maggior parte dei casi, sono anche omofobi, perché vivono nell’illusione che esprimere discriminazione e disprezzo verso la comunità LGBTQ+ possa promuovere la loro virilità.
Le loro nemiche giurate sono le femministe. Non perdono occasione per insultarle e denigrarle, con continui riferimenti al loro aspetto fisico. Ovviamente questi soggetti hanno anche un rapporto conflittuale con i loro specchi: giudicano l’aspetto di altre persone senza interiorizzare fino in fondo la loro immagine riflessa.
Quando l’estrema destra propone idiozie come l’abolizione del reato di femminicidio parla a questi soggetti, perché vuole trasformare in consenso elettorale la loro incapacità di stare al mondo.