
Un altro hombre vertical che come Roger Waters e Javier Bardem parla chiaro.
Mentre noi abbiamo i Cherubini,
i Pausini, i De Gregori e altri vari “chi striscia non inciampa”
in America Robert De Niro a New York, presso la storica
sala “The Town Hall”, in occasione del concerto benefico intitolato “Rise Up, Sing Out:
A Concert for the First Amendment” la tocca pianissimo:
“La frase ‘tutti amiamo il nostro Paese’ mi si blocca in gola. Perché il nostro Paese non è così amabile in questo momento. Mi dispiace dirlo, ma amare il nostro Paese sta iniziando a suonare come un coniuge vittima di abusi che dice di amare il proprio carnefice.
Non posso amare un Paese che inizia guerre stupide e disumane, uccidendo migliaia di innocenti e causando indirettamente la morte e la sofferenza di altri milioni.
Non posso amare un Paese che toglie l’assistenza sanitaria a milioni di persone e usa quei soldi per arricchire i propri compari e la classe di Trump ed Epstein.
Non posso amare un Paese che invia milizie armate a sparare ai cittadini nelle strade, a torturare i nostri vicini e a separare le famiglie.
Non posso amare un Paese che è… che è guidato da un tiranno razzista, misogino e xenofobo.
E lasciatemi… lasciatemi solo dire questo: non posso amare il Paese che è guidato da Donald Trump e dal suo… e dal suo Congresso di sicofanti.
Per la maggior parte della mia vita, ovviamente, ho amato questo Paese. Gli Stati Uniti d’America hanno accolto i miei antenati immigrati. Hanno dato a me, alla mia famiglia e ai miei concittadini opportunità così ricche e libertà straordinarie.
Voglio tornare ad amare il mio Paese. Voglio indietro il mio Paese.
Ecco perché sto dalla parte del Comitato per
il Primo Emendamento.
E con voi, con tutti voi. Insieme ci solleviamo, facciamo sentire la nostra voce, continuiamo a organizzarci e torneremo ad amarci. Grazie.”