
Mentre i nostri media contavano droni, esplosioni e danni, a Mosca si svolgeva un vertice con i leader dell’ASEAN che racconta una storia molto diversa da quella a cui siamo abituati.
E la cosa interessante è che a scriverlo non è un analista russo, ma Alexander Gabuev della Carnegie Foundation, uno dei think tank occidentali più autorevoli.
Secondo la sua analisi, il vertice ha rappresentato uno dei più importanti successi diplomatici della Russia dall’inizio del conflitto. Nove Paesi ASEAN su undici hanno partecipato: una regione con oltre 700 milioni di abitanti e tra i principali motori della crescita economica mondiale.
La Carnegie Foundation non nasconde alcune criticità : ricorda che gli scambi commerciali con l’ASEAN restano molto inferiori a quelli con la Cina e che Mosca è frenata da sanzioni e difficoltà nei pagamenti in dollari.
Ma proprio per questo la conclusione assume un peso particolare. Secondo Gabuev, il successo del summit dimostra che i Paesi del Sud-est asiatico non intendono aderire alla strategia occidentale di contenimento della Russia. Di fronte a un’America percepita come meno prevedibile e a una Cina sempre più dominante, molti governi scelgono di mantenere aperto anche il canale con Mosca.
Insomma, mentre noi guardavamo i droni, una delle più influenti fondazioni occidentali descriveva una realtà geopolitica ben più complessa: il mondo multipolare continua a prendere forma, che lo si voglia riconoscere oppure no.