
Ieri ho pubblicato un post che metteva a confronto due fatti. Da una parte la prima persona nella storia ad accumulare una ricchezza vicina ai mille miliardi di dollari.
Dall’altra milioni di esseri umani che ancora oggi non hanno accesso all’acqua potabile.
Fortunatamente non la maggior parte, ma abbastanza persone da farmi riflettere, hanno risposto tutte nello stesso modo.
C’è chi ha passato la giornata a discutere se fosse più corretto dire bilionario o trilionario e la risposta per tutti voi è che “trilionario” sia la traduzione letterale di trillionaire, il termine utilizzato dalla stampa internazionale che ha raccontato la notizia. C’è chi si è precipitato a spiegare che quella ricchezza è composta da azioni confondendo il patrimonio con i soldi in contanti nascosti dentro al materasso. E c’è chi ha concluso che il problema fosse l’invidia.
Ed è qui che il discorso diventa interessante.
Perché non avete letto quello che ho scritto.
Avete letto quello che volevate leggere.
Queste sono obiezioni che avete inventato voi per non confrontarvi con la domanda.
La domanda era un’altra.
Che tipo di civiltà siamo diventati se riusciamo a produrre una ricchezza privata di questa portata e contemporaneamente consideriamo normale che milioni di persone non abbiano ancora accesso a uno dei bisogni più elementari per vivere?
Perché vedete, il problema non è Musk.
Musk è il risultato.
Il problema è un sistema che riesce a rendere accettabile l’idea che una sola persona possa accumulare una ricchezza superiore alla produzione annuale di oltre 170 Paesi del mondo, mentre a milioni di persone manca ancora l’essenziale.
E la cosa che mi ha colpito di più non è stata l’ignoranza economica di chi confonde patrimonio e liquidità. È stata la reazione umana.
Perché davanti a una riflessione sulla povertà, sull’acqua, sulla disuguaglianza e sulle priorità del nostro tempo, molti non si sono chiesti se quella contraddizione fosse accettabile. Si sono immediatamente schierati a difesa della ricchezza.
Come se il fatto che qualcuno non abbia acqua da bere fosse un dettaglio.
Che amarezza.