
Scopro dal profilo di Silvio Sosio che il Corriere della Sera ha investito ben due pagine per dare spazio a Mauro Covacich per fargli dire che… Non gli piace la fantascienza.
Ora, che un giornale nazionale sprechi le sue risorse per questo mi interessa il giusto.
Ma leggendo l’articolo, è interessante andare a scoprire le motivazioni.
Insomma, per Covacich, la fantascienza non sarebbe attraente perché non ne azzecca una: ma proprio non è in grado di prevedere il futuro!
Covacich ridicolizza Soylent Green, perché non è vero che oggi mangiamo le persone. Covacich si lamenta che Philip Dick non avrebbe previsto la moneta digitale (e lo dice mentre descrive minuziosamente la previsione di Dick del degrado capitalistico della subscribe culture su ogni singolo oggetto di uso quotidiano, merito che comunque non gli concede).
Covacich poi si lamenta che NESSUN autore di fantascienza avrebbe previsto la rivoluzione digitale, il mondo ridotto a simulacro continuo, l’esplosione delle immagini in ogni dove, addirittura nessuno avrebbe previsto internet e il metaverso!
L’articolo chiosa con un incredibilmente saccente “Quale autore ha previsto anche solo un pezzetto di tutto questo?”
Ora, la figura meschina l’ha fatta Covacich, ma è possibile che nessuno, nel processo di revisione del Corriere della Sera (che si contende a rotazione il titolo di principale quotidiano italiano) non abbia trovato il modo di evitare all’autore questa figura imbarazzante? Non vi è nessuno che ha letto l’articolo, ha preso il suo cellulare, ha cercato il numero di Covacich sulla sua rubrica, atteso la risposta, e al consueto “pronto?” abbia detto: “Mauro, ma ti sei rimbecillito?”.
Covacich si lamenta che non abbiamo i Pregog così come li descriveva Dick (ma vive sotto un sasso che non conosce i software di previsione del crimine come Gotham?), che non abbiamo ancora i robot umanoidi (anche qui: ma ha internet a casa?), o che nessuno scrittore avrebbe precognizzato l’avvento dei social network (e qui vengo colpito nel privato, dato che come rito personale rileggo “Ghost in the shell” quasi ogni anno).
Covacich fa una figura senile mentre cerca di offrire lezioni da maestro a una platea che per educazione non si fa scappare una risata, ma la colpa non credo sia la sua: è ammissibile la completa ignoranza di uno dei generi letterari più letti al mondo; lo è molto meno che un processo di revisione esponga un autore così famoso al rendersi ridicolo su ben due pagine piene di quotidiano