
La Spagna ha alzato le stime di crescita 2026 al 2,6%, un dato che la conferma tra le economie più dinamiche del G20, seconda solo all’Australia secondo l’OCSE.
Il Pil spagnolo crescerà del 2,1-2,6% nel 2026 a seconda delle istituzioni, dopo un 2025 chiuso con un robusto aumento del PIL del 2,9%, molto sopra la media dell’eurozona dell’1,3%.
Madrid sta vivendo quello che diversi osservatori chiamano un terzo anno consecutivo da locomotiva d’Europa, con crescita stabile sopra il 2% anche in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e incertezza politica internazionale, e con una qualità della crescita sempre meno legata al turismo e più a domanda interna solida, investimenti, innovazione tecnologica e digitalizzazione.
Sul fronte conti pubblici, il debito spagnolo è sceso sotto il 102% del Pil e continua a calare, con il debito pubblico atteso scendere nuovamente sotto il 100% del PIL nel 2026, mentre la disoccupazione, pur restando un nodo storico, è scesa sotto l’11%, ai minimi dal periodo post-crisi finanziaria.
Ora il parallelo impietoso con l’Italia di Meloni, che racconta una storia quasi opposta. Le ultime stime ISTAT collocano il Pil italiano a +0,7% nel 2026, dopo un modestissimo +0,5% nel 2025, con la crescita sostenuta interamente dalla domanda interna mentre la domanda estera netta dà un contributo negativo a causa del conflitto in Medio Oriente.
La stessa nota ISTAT mette i due paesi fianco a fianco: in Spagna la dinamica del Pil nel 2026 rimarrebbe solida, +2,4%, dopo il +2,8% del 2025, più del triplo del ritmo italiano.
Le valutazioni di Bruxelles sono anche più dure: secondo la Commissione europea l’Italia rischia di chiudere il 2026 come penultima economia dell’eurozona, davanti alla sola Irlanda, e nel 2027 di scivolare all’ultimo posto, mentre nel frattempo la Spagna correrà a una velocità più che doppia rispetto a noi. Sul debito la distanza è ancora più marcata: quello italiano resta sopra il 138% del Pil e in salita, mentre quello spagnolo scende sotto la soglia psicologica del 100%.
Le cause della divaricazione, secondo gli analisti, non sono solo congiunturali. Da una parte la Spagna ha costruito una crescita più ampia, trainata da consumi, mercato del lavoro e fondi europei ben spesi; dall’altra l’Italia sconta bassa produttività, fine degli stimoli straordinari come Superbonus e PNRR, alto costo del debito e un’esposizione export particolarmente sensibile alle tensioni commerciali globali, oltre a l’ondata di dazi annunciata dall’Amministrazione Trump, a cui l’economia italiana è particolarmente esposta, visto che gli USA sono il secondo mercato per i nostri beni.
Giorgia Meloni, quando hai finito la propaganda sui migranti e i decreti sicurezza, ti occuperesti di economia?