
[ C’era qualcosa in te, mi dicevo, che nel medesimo tempo attraeva e respingeva, struggeva e terrorizzava. Come si guarda dall’ultimo piano di un grattacielo e ci sembra di volare, ma insieme ci sembra di precipitare nel vuoto.]
La felicità è una lacrima che inaspettatamente ti scivola giù per la guancia mentre sussurri: sono stato tanto solo. Non voglio stare più solo. Giura che non mi lascerai mai.
«Non piangere, Alekos. Perché piangi?» «Perché ho sbagliato tutto. Mi sono fidato degli uomini, ho sbagliato tutto. Ho creduto che agli uomini importasse la verità, la libertà, la giustizia. Ho sbagliato tutto. Ho creduto che capissero. Ho sbagliato tutto. A cosa serve soffrire, battersi, se la gente non capisce, se alla gente non importa? Ho sbagliato tutto.»
Come posso io con la mia angoscia, guarirti? Io che sto con le mani tra le mani, ad aspettare l’alba…
“S’agapò tora che tha s’agapò pantote.”
“Cosa significa?”
“Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.”
Lo ripeto sottovoce: “E se non fosse così?”
“Sarà così.”
Tento un’ultima vana difesa: “Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e…”
“Io non sarò mai vecchio.”
“Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.”
“Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.”
“Li tingerai?”
“No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre!”
Oriana Fallaci, da Un uomo