
«”L’Uomo che cammina sui pezzi di vetro” non significa più nulla, così come “Viva l’Italia”, “Rimmel” o “La donna cannone”.
È tutto perduto, nell’ignavia di un uomo che non sa e non vuole riconoscere il nazifasc*smo nel momento in cui si manifesta.
Chissà perché. Il dubbio, il sospetto, e tanta, ma proprio tanta riprovazione, si annidano dietro l’angolo.
Abbiamo perso anche Francesco. Complice dell’abisso morale in cui sta precipitando il mondo, come un Nick Cave ‘de noantri’, De Gregori non ha rinnegato se stesso, ma le sue canzoni. Tutte. Dalla prima all’ultima. Che tristezza. Che rammarico».
Pierpaolo Capovilla, frontman de Il Teatro Degli Orrori, non le ha mandate a dire a Francesco De Gregori