
Non chiamiamola più Ucraina parte 6.
La storia non si ripete mai identica, ma spesso segue la stessa logica geopolitica. Nel 1940 i nazionalisti ucraini delle regioni occidentali, soprattutto della Galizia, erano pronti ad allearsi con qualsiasi potenza fosse in grado di spezzare il legame storico tra Ucraina e Russia/Polonia. Non è un caso che ancora oggi il loro radicamento sia concentrato proprio in quelle aree: basti pensare che il partito di estrema destra Svoboda, alle elezioni parlamentari del 2012, ottenne il 10,44% dei voti a livello nazionale, ma raggiunse il 38,02% nell’oblast’ di Leopoli, il 33,79% in quello di Ivano-Frankivs’k e il 31,22% in quello di Ternopil, risultando il primo o secondo partito in quelle regioni.
Dall’altra parte del Paese, invece, il legame con la Russia ha radici profonde. Proprio nelle regioni orientali e sud-orientali si formarono importanti dirigenti sovietici come Leonid Brežnev, nato nell’attuale Ucraina, e lo stesso Nikita Chruščëv costruì gran parte della propria carriera politica in Ucraina. Non sorprende quindi che Viktor Janukovyč sia stato regolarmente eletto presidente nel 2010 grazie a un consenso plebiscitario proprio in quelle regioni: circa il 90% dei voti a Donec’k, 89% a Luhans’k, oltre l’80% in Crimea e Sebastopoli e percentuali superiori al 70% in gran parte del sud-est.
Nel 1941 una parte del nazionalismo ucraino individuò nella Germania nazista la potenza capace di distruggere l’URSS e consentire la nascita di uno Stato ucraino indipendente. Oggi, mutati i rapporti di forza internazionali, una parte dello stesso filone politico vede negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nella UE il sostegno indispensabile per recidere definitivamente ogni legame con la Russia. In questo senso, la logica geopolitica appare simile: affidarsi alla principale potenza rivale di Mosca per realizzare un obiettivo nazionale. Del resto, già Zbigniew Brzezinski sosteneva che senza l’Ucraina la Russia avrebbe cessato di essere una potenza imperiale eurasiatica. Da questa prospettiva, gli interessi strategici di Washington (uniti a quelli finanziari della UE) e quelli del nazionalismo ucraino hanno finito per convergere (esattamente come avvenne con i nazisti un secolo fa), pur partendo da motivazioni diverse.
Ora dovremmo chiederci: di chi è la responsabilità di questo disastro? Perché malgrado le divisioni, fino al 2014 esisteva comunque un sentimento nazionale comune che basava la sua unità sulla Costituzione e sul rispetto delle regole democratiche. Costituzione che prevedeva regole ben precise per poter destituire un presidente, che non furono mai attuate, e regole democratiche che stabiliscono che un presidente regolarmente eletto si cambia nelle urne, non nelle piazze a suon di molotov. A quel punto, dove siano i responsabili del disastro dovrebbe risultare chiaro.