
Io e Cristiano siamo sul divano. Lui sta parlando di non so quale nuova teoria sulle relazioni (“se una ti guarda due secondi in più, significa che…”), io annuisco per educazione, quando sento bussare.
Tre colpi. Decisi. Troppo decisi per essere posta, troppo ritmati per essere un vicino, troppo… Antonella.
Apro. È lei. Capelli un po’ scompigliati, occhi spalancati, energia da “sto per dire qualcosa che non dovrei dire ma lo dirò lo stesso”.
«Davide! C’è Cristiano?» «Sì.» «Bene. Devo raccontarvi una cosa importantissima.»
E già lì capisco che non è vero. Quando Antonella dice “importantissima”, significa “catastrofica”.
Entra senza aspettare. Si siede. Si gira verso di noi. Respira come se avesse corso una maratona. Cristiano la guarda come si guarda un cucciolo che ha trovato un coltello.
«Allora» dice lei. «Ho incontrato il collega di Luisa.»
Io penso: ok, parte il disastro.
Cristiano si illumina. «Quello nuovo? Quello che ha pensato che Arianna fosse sua figlia?»
«Sì!» «Grande!» «No, Cristiano. Non è grande. È un problema.»
Io mi preparo mentalmente. Quando Antonella dice “problema”, significa “io ho fatto qualcosa”.
«Allora…» comincia. «Ero in cartoleria…»
Cristiano mi guarda. Io lo guardo. Entrambi pensiamo: perché era in cartoleria? Ma non lo chiediamo. È inutile.
«…e lui era lì. E io gli ho detto CIAO!» «Forte» dice Cristiano. «No, Cristiano. Non forte. Troppo forte. L’ho spaventato.»
Io penso: non è difficile.
«E poi…» Si ferma. Ci guarda. Aspetta l’effetto drammatico. Cristiano si sporge in avanti. Io no. Io so già che sarà peggio di quanto immagino.
«Gli ho detto che Luisa boccia tutti.»
Cristiano esplode a ridere. Io no. Io penso: ok, questa è grave.
«Antonella…» dico. «Sì?» «Perché?»
«Perché è vero!» «No.» «Sì!» «No.» «Sì!»
«Antonella… Luisa non boccia tutti.» «Dentro sì.»
Cristiano ride ancora. Io lo ignoro.
«E poi gli ho detto che era insufficiente.» «COSA?!»
«Ma non in modo cattivo!» «Antonella…» «In modo realistico!»
Io penso: ok, questo uomo non tornerà mai più a scuola.
«E poi…» Si ferma di nuovo. Cristiano trattiene il fiato. Io no. Io respiro per prepararmi.
«Gli ho detto che Luisa gli piace.» «Che LUI piace a LEI?» chiedo. «Sì!»
«Perché?» «Perché sudava.»
Cristiano cade dal divano. Letteralmente. Io penso: ok, ora devo intervenire.
«Antonella…» «Sì?» «Tu hai preso un uomo già confuso… e gli hai detto che la sua collega lo giudica, lo boccia, lo osserva, e che è innamorata di lui?»
«Sì!» «E ti sembra una cosa buona?» «Sì!» «Perché?»
«Perché così lui si dà una mossa!»
Cristiano si rialza. «Anto… tu sei un genio.» «Grazie!» «No» dico io. «Non è un complimento.»
Lei si offende per due secondi. Poi le passa. A lei passa sempre tutto in due secondi.
«Davide…» dice. «Dimmi.» «Secondo te ho fatto un disastro?»
«Sì.» «Grande?» «Molto.» «Tipo… recuperabile?» «No.» «Ah.»
Cristiano interviene. «Anto, ma lui come ha reagito?» «Ha detto “ah”.» «Solo “ah”?» «Sì.» «Allora è innamorato.» «Cristiano…» dico. «Sì?» «Stai zitto.»
Antonella si alza. Cammina avanti e indietro. Ha l’aria di una che sta per prendere una decisione sbagliata.
«Devo dirlo a Luisa.» «NO!» dico io. «SÌ!» dice Cristiano.
«NO!» dico io più forte. «Perché no?» chiede lei.
«Perché peggiori tutto.» «Ma io voglio aiutarla!» «Antonella, tu non aiuti. Tu… amplifichi.» «Amplifico?» «Sì.» «È una cosa bella?» «No.»
Lei si siede di nuovo. Sospira. Poi mi guarda.
«Davide… tu cosa faresti?» «Io?» «Sì.» «Io non farei niente.»
«Niente?» «Niente.» «Ma niente niente?» «Niente niente.» «Ah.»
Cristiano si gratta la testa. «Anto… secondo me devi solo… aspettare.» «Aspettare cosa?»
«Che lui si riprenda.» «E se non si riprende?» «Si riprende.» «E se non si riprende?» «Anto… si riprende.» «E se—» «ANTONELLA!» diciamo io e Cristiano insieme.
Lei si ferma. Sorride. Quel sorriso da “ok, ho capito tutto, ma non ho capito niente”.
«Va bene» dice. «Aspetto.» «Brava.» «Ma se domani non succede niente…»
«Antonella…» «…vado da Luisa.» «NO!» «SÌ!» «NO!» «Vediamo.»
E se ne va. Così. Come una bomba che decide di non esplodere… per ora.
Cristiano mi guarda. «Davide…» «Dimmi.» «Secondo te… peggiorerà?» «Sì.» «Quanto?» «Molto.» «Ah.»
E penso: ok, prepariamoci. Antonella ha messo in moto qualcosa. E non sappiamo cosa.