
Buongiorno.
Questa volta, in un certo senso, Trump potrebbe avere persino ragione quando dice di vedere lo spettro del comunismo minacciare l’America.
Ovviamente, non sta facendo un’analisi politica, ma solo propaganda. Usa una parola che negli Stati Uniti è carica di paure per colpire un fenomeno molto più concreto e attuale: la crescita dei socialisti democratici americani.
In realtà, Trump ha in mente i figli politici di Bernie Sanders. Pensa a quella generazione che, dopo le campagne del 2016 e del 2020, ha rimesso in circolazione negli Stati Uniti parole che sembravano impronunciabili: socialismo democratico, sanità universale, salario dignitoso, difesa dei migranti, sindacati, casa come diritto, trasporti pubblici, tasse sui grandi patrimoni, potere ai lavoratori.
Questa è la vera novità: una sinistra americana che non si vergogna più di chiamarsi socialista e che non si limita più alla testimonianza.
Rispetto a Sanders, che rappresentava un fenomeno più isolato, questa sinistra si organizza, fa campagne, vince primarie, conquista consigli comunali, entra nei parlamenti statali e al Congresso, ed elegge sindaci di grandi città. È una sinistra che riesce a parlare alle persone partendo dalla vita quotidiana: l’affitto che divora lo stipendio, la sanità che rovina le famiglie, i quartieri da cui il ceto medio viene espulso dalla speculazione, i giovani indebitati, i lavoratori che non riescono più a vivere dignitosamente, i poveri, gli immigrati trasformati in capri espiatori.
È questo quello che spaventa Trump e non certo una rivoluzione alle porte di Washington: una politica che torna a dire che la democrazia senza giustizia sociale è una parola vuota.
La politica dei democratici socialisti americani è giovane, multietnica, urbana, popolare, capace di parlare ai nuovi americani e anche a una parte dell’America impoverita e stanca.
In questo senso il “comunismo americano” è una definizione falsa, ma rivelatrice del fatto che la destra radicale considera sovversiva ogni idea di uguaglianza.
Trump usa la parola comunista allo stesso moto con cui la destra nostrana l’ha sempre usata, a cominciare da Berlusconi – “siete solo poveri communisti” – per finire oggi ai suoi eredi saltellanti sui palchi a dimostrazione della loro fede anticomunista – “chi non salta comunista è…è…è -.
Cambiano i toni, i contesti, i personaggi ma il meccanismo resta lo stesso: trasformare ogni richiesta di giustizia sociale in un pericolo da esorcizzare.
In un certo senso, il “comunismo americano”, di cui straparla Trump, potrebbe dire molte cose anche alla sinistra in Italia, dove un partito comunista c’è stato davvero ed era grande, popolare, democratico, radicato nel lavoro, nei comuni e nelle istituzioni, ispirato ai valori della Costituzione che aveva contribuito a scrivere.
Forse, davanti a una destra che vive di paura e di identità, bisognerebbe avere più coraggio sulle cose, sulle proposte politiche e programmatiche e anche meno timore delle parole.
A cominciare da due parole che in America stanno tornando a camminare insieme: democratici e socialisti.
A mio avviso ricominciare a definirci così potrebbe dare un contributo importante a far risorgere in molti la speranza che è possibile impegnarci e lottare per un cambiamento profondo della società