
𝗕𝗹𝗮𝗱𝗲 𝗥𝘂𝗻𝗻𝗲𝗿 𝗳𝗶𝗹𝗺 𝗱𝗲𝗹 𝟭𝟵𝟴𝟮 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗥𝗶𝗱𝗹𝗲𝘆 𝗦𝗰𝗼𝘁𝘁, tratto dal romanzo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick.
Ci troviamo in Los Angeles in un futuro ultratecnologizzato, alcune società offrono l’ultimo ritrovato della scienza: 𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼𝗶𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼𝗳𝗮𝗿𝗲, 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗶 𝗮 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 𝘇𝗲𝗿𝗼. Ma talvolta gli androidi si ribellano al proprio destino. Qui entrano in gioco i 𝗯𝗹𝗮𝗱𝗲𝗿𝘂𝗻𝗻𝗲𝗿, i cosiddetti cacciatori di androidi, pronti a tutto pur di incassare la taglia che pende sugli androidi ribelli.
La 𝘁𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰a 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹e trattata dal film è rappresentata 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗲𝗺𝗽𝗮𝘁𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 su cui si fonda la sostanziale 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼𝗶𝗱𝗶 (questi ultimi ne sarebbero sprovvisti).
La questione sulla 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲𝗺𝗽𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮, è diventata oggetto di vivace dibattito, non solo fra i fans, interessando anche il mondo della scienza. Gli androidi sono descritti come esseri capaci di provare sgomento, rabbia, a tal punto da vederli protagonisti di atti non dissimili alla vendetta o alla compassione. Niente di più umano. Gli androidi che si ribellano hanno consapevolezza che la loro vita è sacra almeno quanto quella degli uomini. La loro ribellione è una scelta autonoma, che prescinde qualsiasi programmazione ricevuta, anzi è una scelta di non attenersi alla propria programmazione.
L’androide di Ridley Scott non vuole essere una parodia umana, vuole semplicemente essere libero, paradigma di novello Spartaco, organizzato per una nuova guerra servile.
Contributo imprescindibile alla discussione è stato quello di una delle menti più geniali del ventesimo secolo: 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗶𝗻𝗴𝗹𝗲𝘀𝗲 𝗔𝗹𝗮𝗻 𝗧𝘂𝗿𝗶𝗻𝗴. Turing (il cui contributo fu fondamentale per la vittoria degli alleati nella Seconda Guerra Mondiale), nel 1951, in una trasmissione radiofonica affermava che i calcolatori numerici erano spesso descritti come cervelli meccanici, ma che potevano tranquillamente sostenere una conversazione senza tradire l’origine della loro “anima meccanica”. Turing affermava che tali calcolatori potevano tranquillamente essere definiti intelligenze, in quanto una macchina che sceglie una risposta tra le tante possibili è a tutti gli effetti una macchina capace di riflettere. Dicendola alla Cartesio: “cogito ergo sum”. Lo stesso Dick, autore del romanzo da cui è stato tratto il film, seguì con interesse il dibattito sulle macchine intelligenti di Turing. Infatti, quando immagina nel 1967 il test sull’empatia quale strumento attraverso il quale riconoscere gli androidi, sembra essersi ispirato proprio al “𝗧𝗲𝘀𝘁 𝗱𝗶 𝗧𝘂𝗿𝗶𝗻𝗴”.
Appartengono alla leggenda le parole di 𝗥𝘂𝘁𝗴𝗲𝗿 𝗛𝗮𝘂𝗲𝗿 (l’attore che interpretava il capo degli androidi ribelli): «𝘭𝘰 𝘯𝘦 𝘩𝘰 𝘷𝘪𝘴𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘰𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘵𝘳𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘢𝘳𝘷𝘪: 𝘯𝘢𝘷𝘪 𝘥𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘣𝘢𝘵𝘵𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘧𝘪𝘢𝘮𝘮𝘦 𝘢𝘭 𝘭𝘢𝘳𝘨𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘣𝘢𝘴𝘵𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘖𝘳𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘦 𝘩𝘰 𝘷𝘪𝘴𝘵𝘰 𝘪 𝘳𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘉 𝘣𝘢𝘭𝘦𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘣𝘶𝘪𝘰 𝘷𝘪𝘤𝘪𝘯𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘛𝘢𝘯𝘯𝘩𝘢̈𝘶𝘴𝘦𝘳. 𝘌 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘪 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘢𝘯𝘥𝘳𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘶𝘵𝘪 𝘯𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰, 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭𝘢𝘤𝘳𝘪𝘮𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘪𝘰𝘨𝘨𝘪𝘢. 𝘌́ 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘥𝘪 𝘮𝘰𝘳𝘪𝘳𝘦.»