
Siamo alla frutta? In questi ultimi giorni Edoardo Prati è di nuovo finito nell’occhio del ciclone. Stavolta però ad attaccarlo non sono stati i leoni da tastiera, ma dei giornalisti de Il Foglio. E allora lasciatemelo dire chiaro e tondo: quando vedo degli adulti prendere in giro un ragazzo per come si veste, per i suoi capelli, e gli OCCHIALI che porta, a me quegli adulti fanno cadere le braccia! Quando per parlare di qualcuno ti attacchi al suo aspetto fisico e ironizzi suoi suoi occhiali alla «harry potter» tu non stai facendo cultura. E non stai facendo una critica. Stai facendo BULLISMO.
Ma perché Edoardo dà tanto fastidio? Perché in un paese che parla dei giovani soltanto per disprezzarli, vederne uno che prova a portare un po’ di bellezza in un mondo pieno di cose vuote e povero di cose piene, incrina questa narrazione. O forse perché in un paese, dove il 70 per cento della popolazione sa leggere ma NON capisce cosa legge, Edoardo è riuscito a fare qualcosa che né la scuola né i giornali erano riusciti a fare: avvicinare le persone ai classici. E a riscoprire il PIACERE della lettura.
Sì, perché questo ragazzo che prendono in giro per il suo modo di vestire antiquato, è riuscito a conquistare il cuore delle persone. E sì, mi sono rivista in lui. Certo Edoardo fa spettacoli, io scrivo libri. Ma da quando ho aperto questa pagina sono sempre stata criticata. Perché parlavo troppo spesso dei classici russi, (non sia mai!), perché ho osato dire che no, la cultura non serve per sapere ma per PENSARE. E a cosa serve leggere Pavese, Omero e Tolstoj che ci hanno regalato pagine tanto drammatiche e dolorose sulla guerra se poi nelle guerre che viviamo nel nostro oggi il cervello dobbiamo spegnerlo e mandarlo in soffitta?
E perché mi era venuta in mente quest’idea folle di parlare dei classici non nei circoli accademici, ma sui social. Perché ho sempre pensato che la cultura fosse un bene che appartenesse a tutti e non soltanto un PRIVILEGIO per pochi. E forse provare a portare in questi luoghi un pezzettino di quella cosa meravigliosa che si chiama letteratura non è poi tanto sbagliato. Ma questo lo lascio decidere a voi.