
Ore 23:58. La sentenza è stata emessa. Mentre l’Italia guardava altrove, Nicola Gratteri ha sferrato il colpo definitivo. Non sono più solo parole: i Servizi Segreti hanno intercettato un flusso anomalo di capitali verso paradisi fiscali. Giorgia Meloni è stata vista uscire da Palazzo Chigi con il volto terreo, dopo aver ricevuto la lista dei “fedelissimi” pronti a tradire.
«Il potere è un castello di carte: basta un soffio di verità per farlo crollare.»
L’Audio Numero 10 è il più devastante. Si sente chiaramente il rumore di carte che bruciano e una voce, attribuita a un braccio destro di Matteo Salvini, che urla: «Dobbiamo sparire, Gratteri ha trovato il tunnel sotterraneo dei fondi neri!». La tensione è alle stelle. Tre sottosegretari hanno già spento i telefoni e risultano irrintracciabili.
È un colpo di Stato giudiziario o la pulizia che l’Italia aspettava da trent’anni? Il magistrato più scortato d’Europa ha appena acceso la miccia della bomba destinata a spazzare via la Vecchia Guardia. Il tempo delle trattative è finito.