
Sabrina è seduta sul gradino dietro il supermercato, sigaretta in mano, grembiule slacciato, aria da “se mi parlano altri clienti oggi, li stiro”.
Arriva Arianna, zaino enorme, cuffie al collo.
«Oh Sabri!» «Arià, che te serve?» «Niente, passavo.» «Brava. Passa pure, ma nun me chiedé sconti perché oggi so’ nervosa.»
Poi arriva Cinzia, elegante, composta, con quell’aria da “io non sudo mai”.
«Ciao ragazze.» Sabrina la guarda. «Ah Cinzi’, sei tu. Meno male, pensavo fosse un’altra cliente che voleva cambià la mozzarella perché “la sente triste”.»
Cinzia sorride. Arianna si siede. Sabrina tira una boccata.
«Allora?» dice Arianna. «Parliamo di uomini?» «Oddio no» dice Cinzia. «Io oggi non ho le energie.» «Io sì» dice Sabrina. «Io c’ho sempre le energie per parlà male degli uomini.»
Arianna ride. Cinzia sospira. Sabrina parte.
SABRINA
«Ve lo dico io: l’uomo perfetto nun esiste. Quelli che sembrano perfetti, poi scopri che c’hanno la mamma che je fa ancora la lavatrice. Quelli che so’ romantici, poi te chiedono i soldi del parcheggio. Quelli che so’ intelligenti, poi se scordano er compleanno. E quelli belli… lasciamo perde. I belli so’ un problema sociale.»
Arianna applaude. Cinzia prende appunti mentali.
ARIANNA
«Per me gli uomini sono come i videogiochi.» «In che senso?» chiede Cinzia. «Che devi capire i comandi. E non te li spiegano mai.» «Ah» fa Sabrina. «Questa è bona.» «E poi» continua Arianna, «quando pensi di aver capito tutto… BOOM, livello nuovo, più difficile, più stupido.»
Sabrina ride così forte che quasi le cade la sigaretta.
CINZIA
«Ragazze… io credo che gli uomini siano… fragili.» Sabrina la guarda come se avesse detto che la Terra è piatta. «Fragili?» «Sì. Hanno bisogno di essere compresi.» «Compresi?» «Sì.» «Cinzia, amore mio… io li comprendo pure troppo. È loro che nun comprendono me.»
Arianna interviene: «Cinzia, tu li analizzi troppo.» «Io non li analizzo troppo.» «Sì che li analizzi troppo.» «No.» «Sì.» «No.» Sabrina: «Sì Cinzi’, fidate. Te conosco: tu analizzi pure er cane dei vicini.»
Cinzia si arrende. «Ok… forse un po’.»
SABRINA (di nuovo)
«Io ve lo dico: l’uomo ideale è quello che nun rompe. Che se te dice “esco co’ l’amici”, poi esce davvero e nun te fa le storie. Che se te dice “torno alle nove”, torna alle nove e mezzo, ma almeno te manda un messaggio. Che se cucina, nun te fa esplode la cucina. Che se te ama… te ama. Punto.»
Arianna annuisce. Cinzia pure, ma con aria da “questo è un concetto interessante da approfondire”.
ARIANNA
«Io invece voglio uno che non sia noioso.» «Brava» dice Sabrina. «Che te serve uno noioso? Già la vita è noiosa.» «E poi» continua Arianna, «voglio uno che non abbia paura di me.» «E ce credo» dice Sabrina. «Arià, tu fai paura pure a me.» «Grazie.» «Nun era un complimento.» «Lo so.»
CINZIA
«Io invece voglio uno… equilibrato.» Sabrina scoppia a ridere. «Cinzi’, ma che frequenti? I monaci tibetani?» «No, ma… uno che sappia ascoltare.» «E che te dice “hai ragione” pure quando nun ce l’hai?» «Non sempre.» «Quindi sì.» «…forse.»
Arianna scuote la testa. «Cinzia, tu vuoi un uomo che non esiste.» «Perché?» «Perché vuoi uno che ti ascolta, che capisce, che non si spaventa, che non si offende, che non si confonde…» «Sì.» «Cinzia, quello è un robot.» «Ah.»
SABRINA (finale)
«Ragazze, ve lo dico io: l’uomo perfetto è quello che te fa ride. Perché se ride lui, ridi tu. E se ridi tu… campi meglio.»
Arianna sorride. Cinzia pure. Sabrina spegne la sigaretta.
«E mo’ torno dentro, che c’ho tre clienti che me stanno a guardà come se stessi a fa’ meditazione. Arià, studia. Cinzi’, analizza de meno. E ricordate: l’uomo ideale nun esiste… ma se esiste, sicuramente sta co’ n’artra.»
E rientra.
Arianna e Cinzia restano lì. Si guardano. Ridono.
E pensano — ognuna a modo suo:
Forse Sabrina ha ragione. Forse.