
Si chiama coraggio. E la scorsa sera, in piazza Matteotti a Riva Ligure, aveva la faccia di un uomo qualunque.
Roberto Vannacci sale sul palco per l’ennesimo comizio. Ad attenderlo, 350 destropitechi pronti ad applaudirlo.
A un certo punto, un uomo si avvicina al palco, prende la parola e gli dice una cosa semplice: “Generale, questa piazza è dedicata a Giacomo Matteotti. Quando dice che l’antifascismo è anacronistico, si ricordi il nome di questa piazza”.
Punto.
Giacomo Matteotti era il deputato socialista che il 30 maggio 1924 salì alla Camera e denunciò uno per uno i brogli con cui il fascismo aveva vinto le elezioni. Undici giorni dopo lo caricarono su un’auto, lo pugnalarono, lo seppellirono in una fossa fuori Roma. Aveva 39 anni. Sapeva cosa lo aspettava e parlò lo stesso.
A quel nome è intitolata la piazza di Riva Ligure. In una provincia, quella di Imperia, decorata con la medaglia d’oro per la lotta contro il fascismo.
Ecco, proprio lì, sotto quel nome, Vannacci era arrivato a spiegare che l’antifascismo è roba anacronistica.
E un cittadino gliel’ha ricordato. In dieci secondi, a voce ferma.
Pochi giorni prima, sui contestatori annunciati, Vannacci aveva dichiarato: “A me piacerebbe vederli qua presenti, magari a obiettare e ad argomentare qualcosa che a loro non torna. Invece questi signori protestano”.
Detto, fatto. Uno si è presentato. Ha obiettato. Ha argomentato.
E a quel cittadino, colpevole di aver fatto esattamente ciò che il generale diceva di desiderare, cosa è capitato? L’hanno portato via le forze dell’ordine. Tra gli applausi e le urla di chi era arrivato per il selfie.
Ecco, il suo nome ancora lo ignoriamo.
Ma la storia e la memoria di questo Paese si conservano anche così: con un signore qualunque che sale su un palco e ricorda a tutti da dove veniamo.
Grazie, chiunque tu sia