
Per il terzo anno consecutivo, Muhammad è il nome maschile più scelto per i neonati in Inghilterra.
A questo punto qualcuno invoca le Crociate, qualcun altro parla di “riconquista”. Ma c’è un piccolo problema: le Crociate si combattevano contro un nemico fuori dalle mura. Oggi quei bambini sono cittadini europei. Andranno nelle nostre scuole, parleranno le nostre lingue, lavoreranno nelle nostre città.
Contro chi vorremmo combattere, esattamente?
La vera battaglia non è contro un nome, una religione o un’origine etnica. È decidere se lasciare crescere quartieri paralleli, comunità che non si incontrano mai e società sempre più frammentate, oppure pretendere un’integrazione autentica, fatta di diritti ma anche di doveri, di rispetto reciproco, di conoscenza della lingua, delle leggi e dei valori democratici.
L’alternativa non è tra integrazione e Crociate.
L’alternativa è tra integrazione e conflitto permanente.
Chi oggi vende lo slogan dello scontro di civiltà forse non si è accorto che la storia è già andata oltre. E quando la politica rinuncia a integrare, non prepara una vittoria: prepara il terreno perché tutti, prima o poi, perdano.