
In ogni caso, quando il vento del karma si alza, se non sei abbastanza forte e sei come una piuma nel vento, allora ovunque soffia il vento, lì verrai trascinato.
Dzongsar Jamyang khyentse Rinpoche
La frase indica una legge mentale: la coscienza priva di stabilità viene interamente determinata dal karma attivo.
“Il vento del karma” non è metafora poetica: è l’insieme delle impronte latenti (vāsanā) che, quando maturano, generano impulsi, tendenze, direzioni della mente.
Se la mente non ha sviluppato stabilità (śamatha) e discernimento (vipaśyanā), allora non possiede un centro operativo.
In termini dottrinali:
• la coscienza è senza radice (mūla),
• priva di forza interna (bala),
• non ha potere di non‑reattività (akṣobya).
In questa condizione, la mente funziona come una piuma nel vento:
non ha moto proprio, non ha direzione, non ha capacità di interrompere la spinta karmica.
Il karma non è più “qualcosa che accade alla mente”: diventa la mente stessa.
Per questo i testi dicono che:
• la mente non stabilizzata è interamente condizionata (saṃskṛta),
• la mente stabilizzata è parzialmente libera,
• la mente realizzata è non condizionata (asaṃskṛta).
La frase quindi esprime un principio:
finché la mente non è resa stabile, il karma è sovrano; quando la mente è stabile, il karma diventa oggetto; quando la mente è realizzata, il karma è trasparente.
La mente non stabilizzata non possiede direzione: è il karma a muoverla. La mente stabilizzata possiede direzione: è la consapevolezza a muovere il karma.
Possano tutti gli esseri trovare pace nel cuore e libertà dalla sofferenza.
A beneficio di tutti gli esseri senzienti.