
All’ennesima ondata di attacchi USA dalle sue navi vicino lo Stretto di Hormuz e dalle sue basi in Giordania e Paesi del Golfo (Emirati Arabi, Bahrein, Kuwait, Qatar, Oman) l’Iran ha risposto colpendo queste basi.
Come da copione e con sprezzo del ridicolo, questi Paesi hanno protestato esprimendo «sgomento» e preoccupazione per la «pericolosa escalation», denunciando «una flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite», una «palese violazione della sovranità», una «minaccia alla sicurezza, stabilità e integrità territoriale». Alcuni si sono appellati al «buon vicinato» e alla «non ingerenza negli affari interni».
Il ‘nodo’ della questione è di una semplicità disarmante: se questi Paesi vogliono che le basi straniere (USA) sul proprio territorio non vengano colpite, da queste basi non devono partire attacchi all’Iran. Non si è in grado di impedirglielo? Le si cacci! Non si vuole farlo? Ci si assume la responsabilità delle conseguenze!