
Ieri sera, a In onda, Roberto Vannacci ha scoperto una cosa che deve averlo turbato profondamente: esistono giornaliste che fanno le domande. E che pretendono pure le risposte.
Sono bastati due minuti di scambio con Marianna Aprile perché tutta la fuffa della sua propaganda venisse a galla
Il capo della feccia ha provato la tecnica di sempre: ribaltare i ruoli, interrogare lui la conduttrice, spostare il discorso. Ma Aprile lo ha ripreso ogni volta e lo ha riportato a al punto. Con calma, con precisione, fino a inchiodarlo.
“Non accetto che ci sia qualcuno che decida che le norme religiose possano prevalere su quelle dello Stato”, dice Vannacci.
Marianna Aprile annuisce, serena. Il punto le sta benissimo: “Sono d’accordo, penso la stessa cosa di tutte le religioni. Quello che vorrei chiederle…”.
E qui scatta la prima manovra, cioè interrompere e ribaltare i ruoli, fare lui la domanda: “E quali sono le norme della religione cristiana che prevalgono?”.
Lei lo riporta al proprio posto: “Sto facendo io una domanda, i ruoli sono ben definiti qui, se mi permette”.
Vannacci tenta la battuta: “Che fa? Come le puntate dei polizieschi americani? Quale domanda le facciamo solo noi?”.
Aprile: “Funziona così: in una trasmissione con dei giornalisti e un uomo politico, i giornalisti fanno le domande, i politici rispondono e dicono anche dove trovano i soldi per fare le cose”.
E a questo punto il generale sfodera l’arma segreta della serata.
“Io non faccio il ragioniere”.
Prima ritirata. Marianna Aprile allora lo incalza: “Lei fa il politico. Deve assicurare le coperture economiche di quello che promette”.
E lui: “Sicuramente poi ci sarà qualcuno che le assicura e che fa i conti, io non faccio il ragioniere”.
Seconda ritirata. Marianna Aprile non demorde: “Se lei promette cose per avere voti, deve anche dire come coprirle economicamente”.
E Vannacci: “Io faccio il politico, non faccio il ragioniere”.
Terza ritirata. E a quel punto Marianna Aprile si limita a rispondere così: “La pace nel mondo, la flat tax per tutti… dopodiché se non ci sono i soldi è propaganda e basta”.
Ecco, la propaganda vive di slogan e muore di domande. Promesse gonfiate per raccogliere applausi, che alla prima richiesta di numeri si sono sgonfiate in diretta.
È bastata una giornalista che facesse semplicemente il suo mestiere. Ieri sera lo ha fatto Marianna Aprile.