
Li ha denunciati.
Sigfrido Ranucci ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata contro chi, in questi giorni, ha trasformato la vittima di un attentato nel suo presunto beneficiario.
Articoli, congetture, allusioni. Salotti televisivi dove si ipotizza il “finto attentato”.
La teoria, ripetuta a mezza bocca e poi sempre più forte, secondo cui la bomba sotto casa se la sarebbe in qualche modo procurata lui, per candidarsi, per rafforzarsi, per diventare vittima di professione.
Ranucci è un giornalista che vive da una vita sotto scorta. Che ha subito un attentato dinamitardo. E che da giorni si ritrova a doversi difendere dall’accusa più infame di tutte: quella di esserne il beneficiario.
Oggi ha risposto nell’unico modo possibile in uno Stato di diritto. Il suo legale parla di insinuazioni la cui ricaduta umana e professionale è “di inaudita gravità”. E annuncia denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata e altri reati.
Perché il fango, sui social e in televisione, costa poco. Davanti a un giudice ha un difetto: va dimostrato.
E chi ha passato le ultime settimane a suggerire che la vittima fosse il colpevole, ora dovrà spiegarlo in un’aula di tribunale.