
La porta si apre e capisco subito che Federico ha esagerato. La musica è troppo alta, il salotto troppo pieno, l’aria troppo calda. Davide entra davanti a me, con quella sua calma che a volte mi irrita e a volte mi salva. Io invece sento già il bisogno di controllare tutto: chi c’è, chi non dovrebbe esserci, chi ha portato cosa.
Cinzia arriva con una bottiglia che sembra un esperimento. Cristiano la segue con un vassoio di tartine che finge di aver preparato lui. Antonella entra parlando al telefono, già nervosa. Arianna arriva con un sorriso enorme e una scorta di sconosciuti che si muovono come se fossero stati invitati personalmente da Federico. Uno porta una pianta. Una pianta. In un vaso. Alla festa.
La musica vibra nel pavimento. Federico ride troppo forte. Gli imbucati si moltiplicano.
Un ragazzo apre il frigorifero come se fosse suo. Una ragazza si siede per terra e inizia a disegnare ritratti degli ospiti, lasciando fogli ovunque. Un altro collega una tastiera portatile alla cassa e rovina la musica, ma nessuno sembra accorgersene.
Davide osserva tutto con quella sua aria da antropologo. Io invece controllo i dettagli: il bicchiere che sta per cadere dal bordo del tavolo, la candela troppo vicina alla tenda, il tipo che si è già versato tre drink senza chiedere.
Cinzia discute con Cristiano su come si taglia un avocado. Antonella ha finalmente chiuso la telefonata e ora parla con Arianna, che annuisce a caso. Gli imbucati continuano a entrare. La porta rimane aperta. La casa sembra respirare troppo.
Un ragazzo sale su una sedia per fare un brindisi. La sedia cede. Lui cade. La stanza applaude. Federico ride come se fosse la cosa più divertente del mondo.
La musica sale ancora. Qualcuno balla sul tavolo. Qualcuno apre l’armadio della camera da letto e ci si infila dentro. Una ragazza sconosciuta si avvicina a Davide e gli prende le mani per leggergli il futuro. Io la guardo. Lei capisce. Se ne va.
Poi arriva il primo colpo al muro. Secco. Il secondo è più forte. Il terzo fa vibrare i bicchieri.
La voce del vicino esplode dall’altra parte:
«BASTA! CHIAMO LA POLIZIA!»
La festa si ferma per un secondo. Solo un secondo.
Federico alza le mani come se potesse calmare il caos. Non può.
La musica continua. Qualcuno urla che è tutto sotto controllo. Qualcuno apre il balcone. Qualcuno entra in cucina e prende altro da bere.
Il vicino bussa alla porta. Tre colpi. Poi altri due. Federico non apre.
Un imbucato rovescia un vassoio. Un altro balla da solo davanti allo specchio. La ragazza dei ritratti attacca i suoi fogli al muro con del nastro adesivo. Cristiano discute con un tizio che dice di essere un DJ. Cinzia ride. Antonella cerca il telefono. Arianna parla con un ragazzo che annuisce troppo.
Io guardo tutto. E capisco che la festa è appena entrata nella fase in cui nessuno controlla più niente.
Nemmeno Federico. Nemmeno io.
Se vuoi, posso far arrivare davvero la polizia, oppure far precipitare la situazione in un modo ancora più “da Barbara”, cioè con lei che interviene, taglia, decide, o lascia che il caos la travolga.
si si falla arrivare adesso
Il vicino smette di bussare. Per un attimo penso che abbia rinunciato. Poi sento il campanello. Non un tocco. Una pressione lunga, insistente, che attraversa la musica come una lama.
Federico non sente. O finge. Io sì.
Mi avvicino alla porta. Prima che possa dire qualcosa, il campanello suona di nuovo, più forte. Qualcuno abbassa la musica di un paio di tacche, ma non abbastanza.
Federico arriva dietro di me, ride ancora, non ha capito niente. Apre la porta.
Due agenti. Uniforme, giubbotti, sguardo stanco. Quello davanti parla per primo.
«Buonasera. Segnalazione per schiamazzi.»
La frase entra nella casa come un secchio d’acqua fredda. Gli imbucati si immobilizzano. Gli amici veri si guardano tra loro. Federico sorride come se potesse risolvere tutto con un brindisi.
«Ma no, agenti, stavamo solo—»
«Documenti.» La voce dell’agente è piatta, non ostile, ma definitiva.
Federico si blocca. Io no.
«Li prendo io» dico, e lo sposto con una mano. Davide mi guarda da lontano, come se stesse aspettando la mia mossa successiva. Elena si avvicina, pronta a intervenire se serve.
Gli agenti entrano di un passo. Non chiedono permesso. La musica si abbassa da sola, come se avesse capito.
Uno degli imbucati prova a uscire dalla porta sul retro del balcone. L’agente lo vede.
«Lei resta qui.»
Il ragazzo si ferma, con la pianta in vaso ancora in mano. La scena è talmente assurda che per un secondo nessuno respira.
Cinzia si avvicina agli agenti con un sorriso diplomatico. Cristiano si mette a spiegare che la festa era tranquilla, che il vicino esagera sempre. Antonella cerca ancora il suo telefono. Arianna dice a bassa voce “oddio, oddio, oddio” come un mantra.
Gli agenti guardano la stanza. Guardano Federico. Guardano me.
«Serve che identifichiamo il proprietario dell’appartamento.»
Federico apre la bocca, ma lo anticipo.
«È lui» dico, indicando Federico. «E la festa finisce adesso.»
Gli agenti annuiscono. Federico mi guarda come se gli avessi tolto un giocattolo. Io lo guardo come se gli avessi appena evitato una denuncia.
La musica si spegne. Gli imbucati iniziano a uscire in silenzio, come un flusso che si ritira. La ragazza dei ritratti raccoglie i fogli dal muro. Il DJ improvvisato scollega la tastiera. La pianta in vaso rimane sul tavolo, abbandonata.
Gli agenti prendono i documenti di Federico, li controllano, glieli restituiscono.
«Buona serata. E niente più musica.»
Escono. La porta si chiude. La casa resta sospesa, come dopo un temporale.
Federico si gira verso di me. «Barbara, ma—»
«No.» Una sola parola. Non serve altro.
La festa è finita. E tutti lo sanno.