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ODIFREDDI, LA BIBBIA E L’ILLUSIONE DI AVER DIMOSTRATO CHE DIO NON ESISTE
Ogni tanto ricompare questa frase di Piergiorgio Odifreddi:
“Se la Bibbia fosse un’opera ispirata da un dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella?”
È una frase brillante, di quelle che fanno molti applausi. Fa sorridere chi è già convinto e fa riflettere chi non ha mai approfondito la questione. Il problema è che non dimostra ciò che pretende di dimostrare. Confonde infatti tre piani completamente diversi: Dio, la Bibbia e una particolare interpretazione della Bibbia.
È un po’ come dire: “Ho trovato un errore in un libro di fisica, quindi la gravità non esiste.” Evidentemente no. Al massimo hai trovato un errore nel libro, non hai eliminato la gravità. Allo stesso modo, anche concedendo per ipotesi che la Bibbia contenga difficoltà storiche, apparenti contraddizioni o pagine moralmente problematiche, da questo segue soltanto che quel testo va discusso seriamente. Non segue affatto che Dio non esista.
Il vero equivoco nasce dal fatto che molti atei militanti discutono di Dio parlando soltanto della religione. Ma Dio non coincide con una religione, e non coincide nemmeno con un libro. Le religioni sono tentativi umani di comprendere, raccontare e vivere il rapporto con il divino. Sono inevitabilmente limitate, storiche, condizionate dalla cultura e dal linguaggio del loro tempo. Pretendere di demolire Dio criticando una religione è come voler dimostrare che Shakespeare non è mai esistito trovando un errore in un’edizione scolastica dell’Amleto.
C’è poi un’altra curiosità che raramente viene fatta notare. Ogni volta che un credente parla di Dio gli viene immediatamente chiesto: “Dimostralo”. Ed è una richiesta assolutamente legittima. Ma quando qualcuno afferma con assoluta sicurezza: “Dio non esiste”, perché improvvisamente nessuno gli chiede di dimostrarlo? Come funziona? L’onere della prova vale solo in una direzione?
Perché dire “Dio esiste” è una tesi. Ma anche dire “Dio non esiste” è una tesi. E chi afferma una tesi dovrebbe portare argomenti. Sempre. Altrimenti non siamo più nel campo della ragione, ma delle convinzioni personali.
Qui arriva anche il punto più ironico. Molti ripetono con sicurezza: “La scienza ha dimostrato che Dio non esiste.”
Davvero?
Potreste indicare dove? Quale esperimento? Quale equazione? Quale osservazione?
Perché la scienza studia i fenomeni naturali. Non può né dimostrare né confutare ciò che, per definizione, trascende la natura. Confondere metodo scientifico e metafisica significa chiedere a un metal detector di trovare i pensieri. Semplicemente… non è lo strumento adatto.
La domanda su Dio, infatti, nasce molto prima della Bibbia. Nasce davanti a interrogativi che nessun meme riesce a cancellare. Perché esiste qualcosa invece del nulla? Perché l’universo è intelligibile? Perché le leggi della natura sono così ordinate? Perché esistono la coscienza, la libertà, la bellezza e il senso morale? Perché l’essere umano cerca ostinatamente la verità anche quando gli costa fatica?
Queste domande non spariscono criticando Mosè.
Ed è curioso che proprio Odifreddi, matematico, sembri dimenticare una regola elementare della logica. Confutare una spiegazione non significa aver confutato il fenomeno. Se demolisco una teoria sull’origine dell’universo non ho dimostrato che l’universo non esiste. Ho soltanto mostrato che quella teoria va migliorata. Allo stesso modo, criticare una certa interpretazione della Bibbia non equivale a dimostrare l’inesistenza di Dio.
La filosofia discute seriamente di Dio da oltre duemila anni. Ha elaborato argomenti cosmologici, metafisici, morali e ontologici. Si possono condividere oppure no. Si possono criticare. Ma esistono. Liquidare tutto con una battuta significa ignorare secoli di riflessione filosofica. È un po’ come entrare in una biblioteca, leggere il titolo del primo libro e dichiarare di aver compreso tutta la letteratura mondiale.
E c’è un ultimo aspetto che trovo davvero singolare. Quando un credente parla di Dio gli si chiede una dimostrazione assoluta, quasi matematica. Quando invece un ateo afferma che Dio non esiste, quella stessa dimostrazione sembra improvvisamente non servire più. Basta una frase brillante, qualche battuta ben costruita e il verdetto viene dato per definitivo.
Ma la filosofia non funziona così.
Se si vuole davvero sostenere che Dio non esiste, non basta prendere di mira la Bibbia o una religione. Bisogna dimostrare che il concetto stesso di Dio è contraddittorio oppure incompatibile con la realtà. Sono due cose profondamente diverse. Criticare una religione non significa aver eliminato la possibilità della trascendenza.
Alla fine, quindi, la domanda non è se la Bibbia contenga pagine difficili. Certo che le contiene, come qualunque testo antico nato all’interno di una storia umana.
La vera domanda è un’altra.
Da dove deriva la certezza assoluta che Dio non esista?
Perché questa certezza viene spesso esibita come fosse un fatto scientifico, quando in realtà è una posizione filosofica come le altre. Chi crede dovrebbe argomentare. Ma chi nega dovrebbe fare esattamente lo stesso.
E finora nessuno ha mai dimostrato la non esistenza di Dio.
Nemmeno con la battuta più brillante.
Perché i meme possono vincere qualche “like”.
La logica, invece, continua a chiedere prove.