
Antonella mi lascia davanti alla porta di Barbara come se fossi un pacco Amazon.
«Torno tra due ore» dice.
Due ore.
Che poi diventano sempre tre.
O quattro.
Barbara apre la porta con un sorriso stanco ma gentile.
«Ciao, Arianna. Entra.»
La casa profuma di caffè e ordine.
Davide non c’è.
Meglio: così posso fare domande senza che lui si sciolga come un gelato al sole.
Mi siedo sul divano.
Barbara si mette accanto a me, gambe incrociate, postura da donna che ha tutto sotto controllo.
Per ora.
«Allora» dico. «Mi racconti come è iniziata la storia tra te e Davide?»
Lei ride.
«Così, subito?»
«Sì. Voglio tutti i dettagli. Devo capire se convivere è una buona idea.»
Barbara mi guarda come se avessi appena chiesto la password del suo conto in banca.
Poi sospira.
«È iniziata… in modo semplice. Ci siamo conosciuti tramite amici, poi abbiamo iniziato a sentirci, poi—»
«No, no, no» la interrompo. «Questo lo so. Voglio i dettagli veri. Tipo: chi ha fatto la prima mossa? Chi ha scritto per primo? Chi ha baciato chi?»
Barbara si passa una mano tra i capelli.
«Arianna…»
«Dai, Barbara. Sono grande. Ho quindici anni, mica cinque.»
«Appunto.»
Io sorrido.
Lei no.
«Ok» dice. «La prima mossa l’ha fatta lui. Era imbarazzato, dolce, un po’ goffo.»
«Goffo come?»
«Goffo… goffo. Davide è Davide.»
«E il primo bacio?»
«Arianna…»
«Dai!»
Barbara si arrende.
«Il primo bacio l’ho dato io.»
«Ah! Quindi sei tu quella decisa.»
«Non sempre.»
«E convivere com’è? Litigate? Fate pace? Chi cucina? Chi pulisce? Chi rompe di più?»
Barbara mi guarda come se stessi facendo un’interrogazione a sorpresa.
«Convivere è… bello. A volte complicato. A volte facile. Dipende.»
«Dipende da cosa?»
«Da tutto.»
«Tipo?»
«Tipo… gli orari, gli spazi, le abitudini, il carattere.»
«E a letto?»
Barbara si blocca.
Completamente.
Come se qualcuno avesse premuto pausa.
«Arianna.»
«Che c’è? È importante. Se devo decidere se convivere con qualcuno, devo sapere tutto.»
«Tu non devi convivere con nessuno.»
«Non ancora. Ma tra un anno sì.»
Barbara inspira.
Lunga.
Molto lunga.
«Arianna, certe cose sono personali.»
«Ma io sono di famiglia.»
«Non abbastanza per questo.»
Io rido.
Lei no.
«Ok, allora dimmi almeno se Davide è… complicato.»
«In che senso?»
«Nel senso… complicato.»
Barbara si alza.
Va in cucina.
Prende un bicchiere d’acqua.
Lo beve come se fosse un tranquillante.
«Arianna, ti prego. Cambiamo argomento.»
«No. Voglio capire se convivere è un inferno o un paradiso.»
«È una via di mezzo.»
«Quindi litigare è normale?»
«Sì.»
«E fare pace?»
«Anche.»
«E chi chiede scusa per primo?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Da chi ha torto.»
«E chi ha torto più spesso?»
Barbara mi guarda come se stessi scavando un tunnel sotto casa sua.
«Arianna, basta.»
«Ok, ok. Ultima domanda.»
«No.»
«Sì. Ultima.»
«Arianna…»
«Quando hai capito che lui era quello giusto?»
Barbara si ferma.
Per la prima volta sembra davvero pensare.
Poi sorride.
Un sorriso vero.
«Quando ho capito che non volevo più stare senza di lui.»
Io annuisco.
Bella risposta.
Troppo bella.
Me la segno mentalmente.
Sto per fare un’altra domanda (non era davvero l’ultima) quando suona il campanello.
Barbara sospira.
«Chi sarà…»
Apre la porta.
È Federico.
Entra come se fosse stato convocato da un giudice.
Occhiali storti, zaino pieno, aria da nerd in missione.
«Ciao Barbara. Ciao Arianna.»
«Ciao» dico, senza entusiasmo.
Lui si siede.
Non saluta davvero.
Non respira davvero.
Parte.
«Arianna, tua madre ieri con chi era?»
Io lo guardo.
Barbara lo guarda.
Lui non capisce di essere già fuori strada.
«Cioè… è uscita? Con qualcuno? Ha detto qualcosa?»
«Perché te lo dovrebbe dire?» chiedo.
«Perché… perché sì.»
Barbara incrocia le braccia.
«Federico, tu e Antonella vi siete lasciati.»
«Sì, ma…»
«Non hai alcun diritto di sapere con chi esce.»
«Non è vero.»
«È verissimo.»
Federico si gira verso di me.
«Arianna, tu lo sai. Dimmi la verità.»
«No.»
«Come no?»
«No che non te lo dico.»
«Ma io—»
«Federico» dice Barbara, con un tono che potrebbe fermare un treno. «Basta.»
Lui si irrigidisce.
Io pure.
La stanza si riempie di una tensione strana, come se qualcuno avesse acceso un neon difettoso.
«Io voglio solo sapere se sta bene» dice Federico.
«Sta benissimo» rispondo. «Meglio di te.»
Barbara mi lancia un’occhiata tipo “non aiutare”.
Io sorrido.
Federico no.
«Arianna, non è giusto» dice lui. «Io ho il diritto—»
«Non hai nessun diritto» dico. «Zero. Fine.»
Federico si alza.
«Ok. Va bene. Me ne vado.»
Barbara lo accompagna alla porta.
Io lo guardo uscire.
Sembra un computer che ha fatto crash.
La porta si chiude.
Silenzio.
Barbara torna sul divano.
Mi guarda.
«Arianna, per favore… niente più domande personali.»
«Ok.»
«Promesso?»
«Promesso.»
Pausa.
«Però… quando hai capito che lui ti amava?»
Barbara si copre il volto con le mani.
Io rido.
La serata è perfetta.