
Una buona notizia.
La Procura di Ascoli Piceno ha aperto un’indagine sull’aggressione compiuta da Giuseppe Barboni, il picchiatore vannacciano che sabato sera ha pestato una persona senzatetto sul lungomare di San Benedetto del Tronto.
Ed è una notizia da accogliere con sollievo.
Perché Barboni, per quel pestaggio, aveva in mente un riconoscimento diverso. Lo ha spiegato al Corriere della Sera: “Mi sarei aspettato una medaglia invece delle critiche”.
Sabato sera un uomo bloccava il traffico sul lungomare. Barboni gli ha scaraventato via la bicicletta, lo ha buttato a terra, lo ha riempito di pugni e lo ha lanciato contro un paletto. Poi ha pubblicato lui stesso il video su Instagram.
La sua difesa? “A un certo punto lui si è girato di spalle. Siccome temevo avesse un coltello l’ho immobilizzato e ho fatto quello che bisognava fare”.
Rileggiamola: l’uomo si gira di spalle, quindi ha un coltello. Quindi va preso a pugni in faccia. Con questa logica, chiunque si allacci una scarpa per strada rischia il ricovero.
Il giorno dopo, mentre le immagini facevano il giro d’Italia, Barboni ha pubblicato un altro video, in auto per le vie di San Benedetto: “Io non picchio mai. Se uno mi guarda male sorrido e vado. Ma darei la vita per la difesa di ciò che è giusto”.
Parola di un uomo che è stato denunciato persino dal padre, avvocato, per maltrattamenti.
Poi, oggi, la notizia: la procura di Ascoli Piceno ha aperto un’indagine. Perché in uno Stato per chi blocca il traffico esistono i vigili, le pattuglie, i verbali, i tribunali, i servizi sociali.
Punto.
E le prove le ha sostanzialmente fornite lui stesso: girate, montate e pubblicate su Instagram, con orgoglio, per pura vanità.