
CHI TI HA DATO IL PERMESSO DI TRASFORMARE LA NOSTRA PACIFICA REGIONE IN UN CAMPO DI BATTAGLIA?
Khalaf Ahmad Al Habtoor, noto miliardario di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) e una delle voci più influenti della regione, ha scritto una durissima lettera al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha scosso la politica globale. Il documento, scritto originariamente in arabo, è stato prontamente tradotto nelle lingue internazionali più parlate del mondo per assicurarne la massima diffusione.
Al Habtoor non è una figura qualunque: quando parla, persino la leadership degli Emirati Arabi Uniti lo ascolta con attenzione. Come se stesse guardando Trump dritto negli occhi, ha posto delle domande amare che persino i principali leader non hanno osato sollevare: “È colpa delle pressioni di Netanyahu?”
L’imprenditore ha chiesto apertamente se la decisione di trascinare gli Stati Uniti in guerra con l’Iran fosse davvero farina del sacco del Presidente o il risultato delle pressioni di Netanyahu, aggiungendo un interrogativo cruciale: “Dove sono finiti i nostri soldi? Alcuni paesi del Golfo avevano generosamente aderito all’iniziativa ‘Board of Peace of Gaza’ versando un miliardo di dollari e anche più”.
La frase più tagliente della lettera colpisce proprio l’accordo strategico:
“L’inchiostro su quell’accordo di Pace non si era ancora asciugato che avevi già messo a rischio la nostra regione… Quindi, dove sono finiti quella Pace e i nostri soldi? Avevi promesso la Pace al popolo americano e al Mondo, ma poi hai preso di mira Siria, Yemen, Iraq, Somalia, Nigeria, Venezuela, minacciato la Groenlandia, la Danimarca, Cuba, hai dato il via alla guerra alla Repubblica Islamica e hai persino minacciato la NATO. Solo nel primo anno del tuo secondo mandato ci sono già stati 658 attacchi aerei!”
“Questa guerra non necessaria potrebbe causare fino a 210 miliardi di dollari di danni economici, mentre il tuo tasso di gradimento è sceso del 9% in soli 400 giorni”.
Al termine della lettera, l’imprenditore di Abu Dhabi ha colpito direttamente l’orgoglio del leader statunitense: “La vera leadership non si misura incendiando i focolai di guerra, ma con la saggezza, il rispetto per gli altri e compiendo passi verso la pace”.
Una risposta così schietta e inflessibile dal mondo arabo al Presidente degli Stati Uniti è la prova evidente di un cambio di rotta: il Medio Oriente, politico e imprenditoriale, non è più disposto a fare da carburante per la guerra di qualcun altro! (sottinteso Israele)