
Tutto quel che ho da dire su un adattamento televisivo dell’Odissea lo troverete qui.
Personalmente continuo a considerare la versione del 1968 come la migliore mai realizzata sotto qualsiasi punto di vista; fedeltà al testo, scelta della traduzione, adattamento televisivo, tempi, interpretazione, Bekim Fehmiu è stato l’Ulisse più fedele e Irene Papas la Penelope più vera possibile. Se guardate la terza foto vedrete come si possa rendere in un fermo immagine la felicità di una donna che ha ritrovato il suo amore perduto e insieme nello sguardo di Ulisse già il sogno di una nuova partenza verso altre scoperte.
Così come l’Odissea rimane un’opera attuale, una lettura di una modernità assoluta – ma lo stesso lo direi per le opere di Shakespeare, per quelle di Pirandello e altri immensi – lo stesso si può dire dell’adattamento televisivo del 1968.
Non mi interessano le polemiche sull’Odissea di Nolan, figlia del nostro tempo come lo fu quella di Camerini del 1954 figlia di quel tempo, kolossal tale e quale a quella di Nolan.
Esistono prodotti commerciali ed esistono prodotti culturali. l’Odissea televisiva del 1968 è a tutti gli effetti completamente un’opera d’arte.
Quindi un invito, polemizziamo pure su quello che vogliamo, il colore della pelle di Elena, le armature in stile medievale, i duelli a velocità iper, tutto per il gusto di farlo, ma per parlare di Odissea servono due cose. La prima è averla letta (ne esistono traduzioni e versioni godibilissime per una lettura attuale). La seconda è vedere quella del 1968, possibilmente senza lamentarsi del “è troppo lenta”.
La trovate su Rai Play ed è gratis.