
La scena che mi ha fatto più male in Perfect Days… dura meno di un minuto.
Un uomo entra in un locale.
Ordina.
Si siede.
Mangia completamente da solo.
La prima volta che l’ho vista ho pensato una cosa che probabilmente avremmo pensato in molti.
“Che tristezza.” Poi ho continuato a guardare. E mi sono accorta di un dettaglio.
Non tirava fuori il telefono ogni trenta secondi.
Non scorreva Instagram.
Non cercava qualcosa per riempire il silenzio.
Era semplicemente lì.
Con il suo piatto.
Con i suoi pensieri e sembrava in pace.
Allora mi sono chiesta una cosa.
Quando abbiamo iniziato a credere che stare da soli fosse una sconfitta?
Forse il problema non è mangiare da soli.
Forse è aver dimenticato come stare bene con noi stessi.
In Giappone esiste un’espressione che mi torna spesso in mente quando ripenso a quella scena.
一人時間.
Si legge Hitori jikan (ひとり時間).
Significa il tempo che scegli di dedicare a te stesso.
Non il tempo della solitudine.
Il tempo della presenza.
Forse Perfect Days non parla di un uomo solo.
Parla di un uomo che ha imparato qualcosa che molti di noi stanno dimenticando.
Che la pace non arriva quando trovi sempre qualcuno con cui riempire il silenzio.
Arriva quando il silenzio smette di farti paura.