
Io non so perché Federico sia così strano. Cioè, è sempre strano, ma oggi… oggi era strano strano. Tipo che mi ha salutata senza lamentarsi. Senza dire “Antonella mi ignori”, “Antonella non mi ami”, “Antonella perché mi tratti così”.
Niente. Zero. Silenzio.
E quando Federico fa silenzio… vuol dire che sta succedendo qualcosa di gravissimo. Tipo un’eclissi. O un’invasione aliena. O un pensiero.
Così lo seguo. Di nascosto. Come fanno le spie. O i gatti.
Lui entra in casa. Io mi avvicino alla porta. E lo sento parlare da solo.
«Da oggi… non mi lamenterò più… mai più… MAI.»
Io sgrano gli occhi. Mi copro la bocca. Mi emoziono.
Federico ha fatto un voto di silenzio!
Un voto. Un voto vero. Come i monaci. Come i santi. Come quelli che vivono sulle montagne e mangiano solo radici.
Federico! Il mio Federico! Il mio amico Federico! Il mio… boh, non so cosa sia, ma è qualcosa!
Io devo dirlo a qualcuno. Subito. A qualcuno che capisce. A qualcuno saggio. A qualcuno che non si impressiona.
Vado da Alfonso.
A casa di Alfonso
Suono. Lui apre. Mi guarda come se avesse appena visto un fantasma che porta una borsa disordinata.
«Antonella.» «Alfonso.» «Che succede?» «È successa una cosa gravissima.» «Immagino.» «Federico ha fatto un voto.» «Un voto?» «Sì.» «Di cosa?» «Di silenzio.»
Alfonso chiude gli occhi. Respira. Prega. Per sé, non per me.
«Antonella…» «Sì?» «Federico non ha fatto un voto di silenzio.» «Sì che l’ha fatto!» «No.» «Sì!» «No.» «Sì!» «Antonella, ti prego.» «L’ho sentito con le mie orecchie!» «Cosa hai sentito?» «Ha detto: “Non mi lamenterò più. Mai più. Mai.”» «E tu hai dedotto…?» «Che non parlerà più!» «Antonella… lamentarsi e parlare non sono la stessa cosa.» «Sì che lo sono.» «No.» «Sì.» «No.» «Sì.» «ANTONELLA!» «Ok, forse no.»
Mi siedo sul divano. Lui si siede lontano. Molto lontano. Come se avessi la peste.
«Alfonso…» «Sì?» «Federico ha fatto un voto per me.» «No.» «Sì.» «No.» «Sì.» «Antonella, non tutto quello che fa Federico riguarda te.» «Sì invece.» «No.» «Sì.» «ANTONELLA!» «Ok, forse no.»
Silenzio. Io penso. Lui spera che io non pensi.
«Alfonso?» «Sì?» «Secondo te… Federico è un santo?» «No.» «Un monaco?» «No.» «Un asceta?» «No.» «Un illuminato?» «No.» «Un maestro spirituale?» «NO.» «Ah.»
Mi gratto la testa. La borsa cade. Escono: un cucchiaio, un caricabatterie, un pacchetto di cracker e un biglietto dell’autobus del 2019.
Alfonso mi guarda come se volesse cambiare pianeta.
«Antonella…» dice piano. «Federico non è un santo. Non è un monaco. Non è un illuminato. Federico è… Federico.» «E cosa vuol dire?» «Che è un disastro.» «Ah.» «E che fa cose stupide.» «Ah.» «Per persone stupide.» «Ah.» «Come te.» «Ah… ehi!»
Lui sospira. Io no. Io mi offendo.
«Antonella…» dice. «Federico ha fatto un voto perché è innamorato.» «Di chi?» «Di te.» «Ah.» «E tu cosa provi?» «Fame.»
Alfonso si copre il volto. Io prendo un cracker.
«Alfonso?» «Sì?» «Secondo te… dovrei fare un voto anch’io?» «NO.» «Perché?» «Perché il mondo non sopravviverebbe.» «Ah.»
Mi alzo. Raccolgo la borsa. Il cucchiaio cade di nuovo. Lo lascio lì.
«Grazie Alfonso. Sei sempre così… così…» «Sì?» «Così… Alfonso.» «Vai via, Antonella.» «Ok.»
Esco. Sorrido. E penso:
Federico ha fatto un voto per me. È amore. O follia. O entrambe.