
𝑳𝑶 𝑺𝑭𝑹𝑬𝑮𝑰𝑶 𝑄𝑈𝐸𝐼 𝑇𝐸𝑁𝑇𝐴𝑇𝐼𝑉𝐼 𝑃𝐸𝑅 𝑍𝐼𝑇𝑇𝐼𝑅𝐸 𝐿𝐸 𝐹𝐴𝑀𝐼𝐺𝐿𝐼𝐸 𝐷𝐸𝐿𝐿𝐸 𝑉𝐼𝑇𝑇𝐼𝑀𝐸
Roggero. Nel senso di Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour. Ovvero come cambiano i tempi. Grande dibattito sul trattamento giudiziario del suo caso. Che è complesso, e non ci entro. Ma mi colpisce che invece di invocare la perdita momentanea della capacità di intendere e di volere si voglia cogliere l’occasione per introdurre, a ritmo di samba social, il diritto alla vendetta. Certo, questo ci avvicina ancor più all’America di Donald Trump, al diritto di girare armati, alla giustizia fai-da-te del profondo West che in questo momento aspira a coincidere con il diritto internazionale. E, è inevitabile, c’è chi ne gode. Ma la mia riflessione è un’altra. E riguarda la storia della nazione.
Ci fu un tempo non lontano (tanto che chi scrive l’ha vissuto in età adulta) in cui in questo paese ogni anno centinaia di persone venivano uccise da mafia, ‘ndrangheta e camorra. Spesso alla cieca, ma nella piena capacità di intendere e di volere. Con efferatezza, spudoratamente. Maciullate, sfigurate accanto ai propri figli o mogli. Spesso persone che non violavano affatto la legge, ma piuttosto ne erano fedeli difensori e soprattutto la servivano, nella consapevolezza del rischio che affrontavano in nome di tutta la collettività. E che avevano familiari, diciamo mogli (talora mariti), madri e padri anziani, fratelli e sorelle, e figlie e figli anche in tenerissima età, ma poi anche fidanzate, che venivano colpiti per sempre negli affetti più cari. E ai quali subito dopo il giorno dei funerali veniva sempre meno permesso di lamentarsi. Potevano essere semmai risarciti con posti nella pubblica amministrazione (e fu una conquista) ma non potevano reclamare giustizia. Meno che mai potevano indicare i colpevoli, anche se erano certi della loro partecipazione almeno indiretta al delitto.
Ebbene: familiari cui non bastava piangere risultavano anomali rispetto al copione dei cerimonieri del potere. Erano definiti anche in pubblico con malcelato fastidio o disprezzo “vendicativi”. Li si accusava cioè di avere una visione “rancorosa” della giustizia.
Tanto che… Il passo fu breve, e non ci si crederà, ma vennero definiti in blocco antigarantisti, con grande fioritura di articoli e lezioncine di diritto. Senza che avessero mai chiesto, non si dice pene di morte e torture, ma nemmeno leggi o procedure eccezionali. Per questo vennero sottoposte a una pressione psicologica diffusa. Da esse si pretendeva infatti il perdono, dal quale solo veniva garantita la nobiltà dell’animo.
Perciò venivano interpellate nelle scuole da ragazzini innocenti sulle ragioni per cui non perdonassero.
Anche gli inviati dei Tg, d’altronde, avevano pronta per loro una domanda in serbo già il giorno dopo il delitto. Puntuale, arrogante. “Lei perdona?”. Uno scempio morale di cui forse qualche lettore avrà memoria. Ebbene, basta riprendere la stampa di allora per rendersi conto che questa pressione proveniva soprattutto dalla politica di governo e dai giornali che recitavano le liturgie “anticomuniste” di allora.
Da tutti dimenticato, ma per me memorabile, fu l’invito sulla prima pagina di un quotidiano del Nord il giorno di apertura del Maxiprocesso di Palermo: “e ora gli orfani tacciano” (tra parentesi: l’orfano era il sottoscritto). Insomma, perseguire uno spirito di “vendetta”, mai nemmeno in sogno tradotto in pratica, era l’accusa che poneva quei familiari fuori dal consesso civile.
Ora invece lo spirito di vendetta viene incoraggiato e legittimato da una società politica che si sovrappone in gran parte a quella che vi ho descritto, anche se i partiti che la rappresentano hanno cambiato nome. E che infatti quando arrivano i processi contro i potenti si definisce fieramente “garantista”. Che drammatica confusione, ne converrete. Ma soprattutto come cambiano i tempi. Dal divieto di chiedere giustizia dallo Stato all’incoraggiamento a farsi giustizia da soli. Dallo stigma della vendetta alla sua giustificazione o apologia (vedrete).
Davvero questo non è il paese del diritto. Ma è il Paese in cui il diritto, e per conseguenza il dizionario, può essere torto di volta in volta in ogni direzione. Basta averne la forza.
NANDO DALLA CHIESA sul Fatto del 20/07/2026