
Tucker Carlson non ha adoperato il linguaggio felpato dei salotti di Bruxelles.
Durante una conversazione con l’ex ufficiale della Royal Navy Steve Jermy, ha raccontato di aver partecipato recentemente a una cena con Kaja Kallas e numerosi diplomatici internazionali.
Quando l’Alta rappresentante dell’Unione europea si è alzata per parlare, racconta Carlson, nella sala si sarebbe percepita una miscela di disprezzo e incredulità: possibile che una persona così impreparata, infantile e poco informata occupi una delle posizioni più importanti della diplomazia europea?
Le sue parole sono inequivocabili:
“Recentemente, ho cenato con Kaja Kallas in un Paese, in compagnia di diversi diplomatici. Quando si è alzata per parlare, ho percepito il generale disprezzo e la confusione: come può una persona così stupida ricoprire una posizione di leadership in Europa?”.
Secondo Carlson, il suo intervento sarebbe stato una sequenza di semplificazioni morali grossolane, una geopolitica ridotta al livello di “Hitler contro Churchill”: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra e, nel mezzo, qualche centinaio di milioni di europei chiamati a pagare il conto.
Il problema, infatti, non è stabilire se Kaja Kallas sia simpatica o antipatica. Il problema è comprendere quale misterioso meccanismo di selezione permetta all’Unione europea di promuovere sistematicamente ai vertici personaggi ideologicamente rigidissimi, diplomaticamente inconsistenti e completamente impermeabili alle conseguenze delle proprie decisioni.
Forse Carlson è stato brutale.
Ma quando la forma disturba più della sostanza, generalmente significa che la sostanza ha colpito nel segno.
Difficile dargli torto.