
Con tutta sincerità dico che se non avessi studiato l’Odissea, di sicuro avrei apprezzato la pellicola in maniera diversa.
L’Ulisse di Nolan sembra più il Tom Cruise nelle vesti del capitano Nathan Algren dell’Ultimo Samurai, mentre l’Ulisse di Omero non è affatto un sentimentalista, non ci soffre per nulla al ricordo di una città rasa al suolo.
Per di più non è affatto né uno sprovveduto, né un tossicodipendente al cospetto di Calipso. Di certo ne è ingannato, ma gli piace anche trastullarsi tra le braccia dell’ammaliatrice, alla faccia della buona Penelope.
Ancora, non c’è occasione in cui non manchi di rivendicare e rinfacciare la sua astuzia (che non a caso per Dante sconfina nella malvagità), specie a Polifemo, che Nolan trasforma in uno Gollum ritardato.
Inoltre Tom Holland (Telemaco) recita come fosse ancora Peter Parker, e Robert Pattinson (Antinoo) insiste nello sfoggiare quello sguardo magnetico da vampiro seduttore.
Nulla da ridire invece sull’interpretazione di Anne Hathaway (Penelope), che però rimane anche lei ingabbiata in un intreccio di dialoghi forzati e troppo classicheggianti.
Che dire di Matt Damon?
Ovviamente resta un buonissimo attore, ma lo preferisco di gran lunga disperso su Marte che non lungo le rotte del Mediterraneo.
Se l’intento di Nolan era quello di dare vita ad un film coinvolgente, con tanta maestria nel montaggio e nelle ricostruzioni ambientali, per carità, tanto di cappello, ma se qualcuno mi dice che la narrazione omerica rivive per quel che veramente è, allora dico che non ci siamo assolutamente.