
(Z)ZeroCalcare racconta ancora una volta magistralmente la nostra generazione, quella che è diventata adulta nel momento esatto in cui il futuro ha smesso di essere tale ed è diventata una promessa tradita.
Una generazione che ha imparato a convivere con l’idea che nulla sia davvero stabile: non il lavoro, non la casa, non il reddito, a volte nemmeno il luogo in cui vivere l’anno successivo. Non solo.
C’è la sensazione di essere arrivati tardi a un appuntamento che non abbiamo fissato noi. E di sentirne addosso il senso di colpa.
C’è il peso di una quotidianità fatta di calcoli, rinunce e adattamenti continui, ma soprattutto c’è quella forma sottile di impoverimento che non riguarda soltanto il portafoglio: la difficoltà di immaginarsi tra cinque, dieci, vent’anni.
Zerocalcare ha il talento raro di trasformare un’esperienza generazionale in qualcosa di universale, e di raccontare con leggerezza apparente quella malinconia collettiva che spesso non trova parole per essere detta