
Che ogni infettivologo si informi sul metodo usato dal dottor De Donno, primario di pneumologia dell’ Ospedale Carlo Poma di Mantova e che lo applichi conformemente.
Come tutti saprete, il Dottor De Donno usò la trasfusione di plasma iperimmune ovvero plasma ricco di anticorpi prelevato da donatori immunizzati perché avevano avuto i sintomi della malattia e trasfuse questo plasma ricco di anticorpi ( iperimmune) nei pazienti sintomatici ed ottenne solo guarigioni.
Come tutti saprete il Dottor De Donno fu oggetto di denuncia e a seguito della ispezione dei Nas avvenuta presso l’ ospedale di Mantova dove il dottore usava efficacemente il plasma iperimmune, gli fu imposto di cessare le cure.
Come saprete l’ Istituto Superiore di Sanità ritenne rischiosa e non validata la terapia di De Donno, ovvero una semplice trasfusione di sangue.
Le motivazioni le conosciamo bene.
Ebbene, al fine di smentire la acclarata efficacia testimoniata da moltissimi pazienti che ora sono in buona salute, comprese madri incinta a seguito delle trasfusioni suddette, fu testata la validità del plasma iperimmune in altra sede e in altro Ateneo, quello pisano in particolare.
Da parte del De Donno non fu possibile, per limiti imposti, comunicare le modalità precise di applicazione della terapia e lo studio fallì di efficacia.
Ovvero, a Pisa fu testata la validità della trasfusione del plasma iperimmune prelevandolo da pazienti volontari che erano già guariti dal COVID pertanto potenzialmente ricchi di anticorpi.
I donatori arruolati tuttavia non furono selezionati nello studio pisano secondo i criteri suggeriti da De Donno ovvero non fu considerata la stessa tempistica dal momento del prelievo ed altri parametri non furono tenuti in considerazione per limiti imposti.
La vaccinazione mondiale ha avuto così la strada spianata.
Invito tutti gli pneumologi ed infettivologi davvero interessati alla cura dei pazienti ad informarsi dettagliatamente dai collaboratori del dottor De Donno al fine di applicare nei vari ambiti non solo infettivologici la terapia suddetta.
Erika Rocchi