
Scott Ritter ha formulato una previsione pesante: dopo le elezioni parlamentari russe di settembre, il Cremlino potrebbe decidere una nuova mobilitazione compresa fra 300.000 e 500.000 uomini.
L’intervista, pubblicata il 27 luglio con il titolo inequivocabile “Russia Will Mobilize 500,000 Troops”, esiste realmente. Ma attenzione al verbo: 𝗥𝗶𝘁𝘁𝗲𝗿 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗱𝗲. 𝗣𝘂𝘁𝗶𝗻 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼. (information-machine.blogspot.com)
Secondo l’analista americano, una massa di queste dimensioni non servirebbe soltanto a rinforzare il Donbass. Potrebbe consentire alla Russia di sostituire i reparti logorati, creare nuove riserve operative e, in una fase successiva, tentare di allargare il fronte verso Kharkov, Sumy oppure lungo l’asse Kherson–Mykolaiv–Odessa.
Una prospettiva che, qualora si concretizzasse, porrebbe Kiev davanti a una situazione drammatica: sostenere contemporaneamente il fronte del Donbass e una nuova offensiva russa di grandi dimensioni, mentre la disponibilità di uomini rappresenta già uno dei problemi più gravi dell’esercito ucraino.
Ma trasformare questa ipotesi in una certezza sarebbe propaganda al contrario.
𝗡𝗼𝗻 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲, 𝗮𝗹 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝘂𝗻 𝗱𝗲𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝟱𝟬𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶.
Non esiste neppure un “via libera preventivo” della Duma nel senso giuridico del termine: la legge russa attribuisce al presidente il potere di dichiarare una mobilitazione generale o parziale, comunicandola successivamente alle due Camere. L’eventuale sostegno dei deputati avrebbe quindi un valore politico, non quello di un’autorizzazione indispensabile. (Pravo)
E il 28 luglio Dmitrij Medvedev ha dichiarato pubblicamente che una nuova mobilitazione non sarebbe necessaria, sostenendo che circa 200.000 persone abbiano firmato un contratto con il ministero della Difesa nei primi sei mesi del 2026.
Naturalmente, i governi possono smentire oggi ciò che decideranno domani. La storia militare non è esattamente il regno delle conferenze stampa sincere.
Ma proprio per questo occorre separare i diversi piani:
𝗙𝗔𝗧𝗧𝗢: Ritter ha avanzato la previsione dei 500.000 uomini.
𝗣𝗢𝗦𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗨𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘: Mosca nega che una mobilitazione sia necessaria. (РИА Новости)
𝗜𝗣𝗢𝗧𝗘𝗦𝗜: un nuovo esercito russo potrebbe diventare operativo nei primi mesi del 2027 e aprire una fase completamente diversa della guerra.
Anche l’equazione “100.000 ucraini in meno contro 500.000 russi in più” è suggestiva, ma la guerra non è una sottrazione sulla lavagna. Mezzo milione di richiamati deve essere equipaggiato, comandato, addestrato, trasportato e rifornito. Una parte potrebbe servire semplicemente a colmare le perdite, presidiare i territori e permettere la rotazione delle unità già impegnate.
La questione seria, dunque, non è annunciare oggi una mobilitazione che ancora non esiste.
La questione è comprendere perché, negli ambienti militari e analitici, si cominci apertamente a discutere di un possibile salto di scala russo dopo settembre.
Se Ritter avrà ragione, il 2027 non sarà la continuazione della guerra attuale: potrebbe esserne l’atto finale.
E a Bruxelles resterebbero soltanto due possibilità: osservare la sconfitta di Kiev oppure trasformare la guerra per procura in qualcosa di molto più diretto.
Per il momento, i 500.000 uomini stanno marciando soltanto nei titoli.
Ma qualche volta le guerre cominciano proprio lì.