
“New York, 1965. Un giovane scrittore cresciuto a Long Island, con studi di scrittura e cinema a Syracuse University alle spalle, decide di dare vita a una band che cambierà per sempre il modo di intendere il rock. Si chiama Lou Reed, all’anagrafe Lewis Allan Reed, e il gruppo è la Velvet Underground, cresciuta all’ombra della Factory di Andy Warhol, di cui Reed fu amico.
I quattro album pubblicati dalla band tra il 1965 e il 1970 vendettero pochissimo, ma la loro influenza fu enorme: la fusione tra urgenza da strada e avanguardia europea, i suoni primordiali di chitarra e i testi noir sull’America urbana avrebbero ispirato intere generazioni di musicisti punk e alternative rock. “”The Velvet Underground & Nico””, uscito nel marzo 1967, resta ancora oggi un punto fermo della storia della musica.
Da solista Reed proseguì come cronista degli emarginati di New York, in una carriera erratica ma capace di produrre momenti straordinari: “”Transformer”” del 1972, prodotto da David Bowie, contiene “”Walk on the Wild Side””, brano che affrontò apertamente il tema della transessualità arrivando comunque in top twenty negli Stati Uniti e in top ten nel Regno Unito. Seguirono “”Berlin””, lo sperimentale “”Metal Machine Music””, “”The Blue Mask””, e negli anni ’90 “”Songs for Drella””, dedicato con John Cale alla memoria di Warhol. La sua “”Perfect Day”” trovò nuova vita e nuovo pubblico grazie a “”Trainspotting”” nel 1996.
Nel 2013 le sue condizioni di salute peggiorarono, costringendolo a cancellare diverse date, compreso il Coachella. Dopo un trapianto di fegato a maggio, Lou Reed morì il 27 ottobre 2013 a Springs, Southampton, per complicazioni legate all’intervento. Lascia oltre sedici album e un’eredità che ha attraversato mezzo secolo di musica, dalla Velvet Underground fino agli ultimi esperimenti della sua carriera.
Pochi artisti hanno saputo raccontare i margini della società con la stessa onestà crudele e poetica di Lou Reed.”