
Poco fa Pedro Sánchez ha replicato formalmente a Giorgia Meloni, ad Antonio Tajani e a tutto il governo italiano, dopo la decisione (non ancora notificata) di sospendere Schengen con la Spagna.
E ha risposto come si risponde quando dalla tua parte hai i fatti: con una lettera inviata alle istituzioni europee, in cui in poche righe rimette in piedi la verità sopra mesi di propaganda italiana sull’immigrazione e sull’emergenza di Ceuta:
“In meno di 48 ore il governo spagnolo è riuscito a ripristinare completamente il controllo della frontiera. Ha fornito un’ampia assistenza umanitaria e rimpatriato praticamente tutti i migranti entrati irregolarmente.
La reazione dei governi europei nelle ultime ore è stata piuttosto asimmetrica. La maggior parte ci ha mostrato il proprio sostegno e la propria solidarietà, offrendo assistenza.
Altri, invece, hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l’esclusione temporanea dall’area Schengen.
Un simile atteggiamento, alimentato da pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici, non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono.
Ciò è inoltre contrario agli interessi a lungo termine dell’Europa e al più elementare buon senso, poiché Ceuta non fa parte dello Spazio Schengen, poiché non vi sono praticamente migranti irregolari non rimpatriati e poiché la Spagna è, secondo Frontex, uno dei confini esterni meno permeabili dell’Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni”.
Pregiudizi. Notizie false. Ignoranza. Interessi politici.
Quattro concetti che descrivono con precisione chirurgica anni di comizi, di dirette social, di titoli urlati, di ruspe promesse e di paura venduta ogni giorno agli italiani.
E poi i numeri, che sono la parte più dolorosa per chi ci governa.
Sánchez ha chiuso la lettera chiedendo al Consiglio Europeo di convocare con la massima urgenza una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno, per una risposta comune europea, e per riaffermare che la sicurezza delle frontiere esterne è una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri e non soltanto da quelli in prima linea.
Cioè la cosa che l’Italia ha chiesto all’Europa per anni, ricevendo in cambio silenzio, e che oggi si ritrova difesa dal leader che ha appena provato a far cacciare da Schengen.
Ancora una volta la lezione arriva da Madrid.