
2 agosto 1980, 85 morti alla stazione di Bologna. Stavo tornando da un viaggio nel futuro, negli incubi di oggi: Tunisia, deserto del Sahara, Algeri, Fes, Meknes, Tangeri; 70 chilometri da Ceuta. E venni risucchiato dal passato. Pensai subito alla “strategia della tensione”: piazza Fontana, piazza della Loggia, treno Italicum, strage di Peteano. Crimini per i quali già allora si riteneva che fossero stati commessi da manovali neo fascisti e orditi da spie potenti, legate alle destre italiane e americane e ai “golpisti” in doppio petto riuniti nella loggia Propaganda 2 di Licio Gelli. E tuttavia qualcosa mi fece pensare a un salto di qualità, forse a un nesso con la strage di Ustica del 27 giugno di quell’anno, quando un aereo di linea era stato verosimilmente abbattuto sulla rotta Roma Palermo; 81 le vittime. Avevo infatti conosciuto Francesco Mangiameli, che sarà ucciso appena 38 giorni dopo, e Pierluigi Concutelli, già in carcere per l’assassinio del giudice Occorsio. Fascisti palermitani, avevano puntato sulla rivolta degli studenti per farne un movimento corporativo, poi si erano messi a pestare liceali di sinistra ed infine erano spariti. Immaginavo, reclutati da Bruno Contrada, allora capo della Digos a Palermo e futuro numero 3 del Sisde. E pensai -lo confesso- che fascisti come quelli potessero essere stati ingannati, messi in mezzo, indotti a fare qualcosa che andava oltre il loro odio per le sinistre.
Per la strage di Bologna, Mambro e Fioravanti sono stati condannati nel 1988, nel 1994 e, con sentenza definitiva della Cassazione, il 23 novembre 1995. In quel tempo la Presidente del Consiglio aveva 18 anni. Aveva fatto parte del Fronte della Gioventù, stava per diventare responsabile nazionale di Azione Studentesca, non più MSI ma Alleanza Nazionale. I suoi maggiori, miti ispiratori, credo fossero i neofascisti della mia generazione. Come Concutelli, anche Mambro e Fioravanti hanno ammesso attentati e omicidi, ma mai rapporti con i servizi segreti, mai di aver messo quella bomba alla stazione di Bologna. Capisco che i più giovani neo fascisti gli abbiano creduto, ritenendoli “sovversivi idealisti” non killer di Stato.
Ma oggi, 46 anni dopo, possono una Presidente del Consiglio e un vice Presidente della Repubblica non sciogliere quel nodo cruento? Non spiegarci da chi è perché quei “bravi ragazzi” furono ingannati? O invece, come si siano trasformati da teorici della “lotta armata” contro comunismo e democrazia nei peggiori criminali di fine secolo? La pista “palestinese” per Ustica e, di conseguenza per Bologna, è stata smentita da ogni corte di giustizia e fatta a pezzi da qualsivoglia studioso serio del Medio Oriente e dei servizi segreti italiani. Allora Meloni, allora La Russa, furono i neo fascisti responsabili delle stragi? Si misero al servizio della “Strategia della Tensione”, ritenendo che solo col sangue e il terrore si potesse salvare l’Italia dal comunismo, dalla dittatura della classe operaia e da una democrazia calabrache? Oppure furono “capri espiatori”, vittime incolpevoli di un “complotto”. E in questo caso, chi ordì il complotto e con quali fini? Vedete, cari lettori, il punto non è tanto chiedere a chi ci governa di prendere le distanze dal fascismo di Mussolini né di ammettere il rapporto tra Costituzione e Resistenza. Come spiega Franco Cardini, le radici di Fratelli d’Italia nel fascismo storico si sono essiccate. Il punto è chiedere di parlarci dei fascisti degli anni ‘70, delle stragi che culminarono in quella di Bologna.
Se “Giorgia” oggi dicesse: “46 anni fa si consumò il peggiore crimine contro la convivenza civile e la repubblica italiana. So che le Corti di Giusticia hanno condannato per quella strage dei neofascisti, e rispetto le sentenze. Ma non capisco come dei giovani “idealisti” si siano potuti trasformare in feroci assassini. E mi chiedo, senza trovare risposta, chi fossero i mandanti e perché. In ogni caso, io e la coalizione che ho l’onore di dirigere rifiutiamo gli omicidi, gli attentati, le trame oscure come mezzo di lotta politica.” Se dicesse questo, potremmo anche parlare di cultura di destra. Da Mosca a Pareto, Gentile ed Evola, Buttafuoco e Veneziani. Ma non si può accettare una classe dirigente che ammicca, dissimula, gioca coi fondamenti della vita civile. Una Presidente del Consiglio che evoca Mattei, grande avversario del colonialismo petrolifero anglo americano, e poi sostiene ogni crimine di Israele. Che afferma di non aver mai “implorato” Trump e poi traduce il lodo Trump contro Sanchez in iniziativa europea, con l’intenzione, spero velleitaria, di escludere la Spagna da Schengen. Che tace il 2 agosto e non solo il 25 aprile. Che accusa di terrorismo le minoranze violente dei No Tav, gli anarco-insurrezionalisti dentro Askatasuna, e quelli che giustificano le devastazioni dopo la morte di Abderrahim Kakir con pestaggi e omicidi di alcune guardie carcerarie. Ma poi copre, con un velo di omertà, i crimini dei neofascisti che la precedettero e i presumibili rapporti con apparati di Stato
Corradino Mineo