
Ghezzi geniale
Per molti, Fuori Orario è stato un programma televisivo. Per me è stato, prima di tutto, un’educazione dello sguardo.
Non era semplicemente il luogo in cui vedere film introvabili. Era il luogo in cui si imparava che il cinema non coincide con l’industria che lo produce, né con il mercato che lo distribuisce. Il cinema è un flusso di immagini, tempi, memorie e forme che continuano a dialogare tra loro ben oltre la loro epoca.
Fuori Orario ha compiuto un’operazione straordinaria: ha trasformato la televisione – il mezzo per eccellenza della simultaneità e del consumo – in un archivio vivente. Un archivio che non conservava il passato, ma lo rimetteva continuamente in movimento. Ogni accostamento tra opere lontane nel tempo e nello spazio generava nuovi significati, dimostrando che la storia del cinema non è lineare ma una costellazione, una rete di relazioni che si riattiva ogni volta che un’immagine incontra un’altra immagine.
Per questo, per la mia generazione, quelle interminabili notti davanti allo schermo non erano un’evasione. Erano un esercizio critico. Guardare Straub-Huillet, Warhol, Godard, Fassbinder, Syberberg, il cinema sperimentale americano o autori provenienti dalle cinematografie più marginali significava comprendere che il cinema è prima di tutto una forma di conoscenza.
In questo percorso, Enrico Ghezzi, mio caro amico, è stato per me un autentico mentore. La sua lezione non consisteva nel costruire un canone, ma nel demolire ogni canone. Ci ha insegnato che ogni immagine contiene altre immagini, che ogni film dialoga con tutti gli altri e che il montaggio è, prima ancora che una tecnica cinematografica, un metodo di pensiero.
Aver avuto il privilegio di collaborare con Enrico in numerose pubblicazioni Rarovideo rappresenta uno degli aspetti più significativi del mio percorso. Molte delle scelte editoriali che ho compiuto negli anni nascono da quella stessa idea: il recupero di un’opera non è un gesto archeologico, ma un atto critico. Restaurare, pubblicare e riportare un film alla visione significa restituirlo al presente, offrirgli la possibilità di produrre nuovi significati e nuove letture.
Credo che l’eredità più profonda di Fuori Orario sia proprio questa. Aver dimostrato che il cinema non è un patrimonio da contemplare, ma una materia viva da interrogare incessantemente. Le immagini non appartengono al passato: attendono soltanto uno sguardo capace di renderle nuovamente presente.
Stefano Curti