
Io non so perché sono qui. Cioè, lo so: perché Cinzia ha detto “è una cosa veloce”, e quando Cinzia dice “è una cosa veloce”, significa che finirò in mezzo a un tornado emotivo con Alfonso che filosofeggia e lei che parla a raffica. E infatti.
Casa di Cinzia è un’esplosione di colori, cuscini, candele profumate e oggetti che non hanno una funzione precisa. Io entro e vengo investito da un odore di vaniglia, patchouli e ansia organizzativa.
«Alberto! Finalmente!» dice Cinzia. «Sono in orario.»
«Sì, ma io sono in anticipo.» «Non è così che funziona.» «Per me sì.»
Alfonso è seduto sul divano, con l’aria di uno che sta osservando un fenomeno antropologico. Ha un taccuino. Ovviamente. Lui non partecipa: lui analizza.
«Alberto» dice. «Zio Alfonso.» «Siamo qui per un compito importante.» «Una festa di compleanno.»
«Ogni rito sociale è un compito importante.» «Ok.»
Cinzia arriva con un vassoio di biscotti. «Allora! Dobbiamo decidere TUTTO. Tema, luogo, regalo, musica, torta, atmosfera, luci, sorpresa, ingresso, posizionamento degli invitati, timing dell’urlo “SORPRESA!”.»
Io penso: questa donna ha bisogno di un ingegnere gestionale, non di me.
«Io direi di farla al mare!» dice Cinzia. «Cinzia, siamo a Perugia» dico. «E allora?»
«Non c’è il mare.» «Ma possiamo andare!»
«È una festa a sorpresa. Se la portiamo al mare, non è più una sorpresa.» «Ah.»
Alfonso interviene. «Il mare è simbolicamente interessante. Rappresenta il flusso, il cambiamento, il ritorno all’origine.» «Zio, non stiamo battezzando nessuno» dico.
«Ogni compleanno è un battesimo del tempo.» «Ok.»
Cinzia si accende. «Allora! Facciamola in un castello!» «Quale castello?»
«Uno!» «Cinzia, i castelli non si prenotano così.» «Perché no?» «Perché costano.» «Ah.»
Alfonso prende appunti. Io non voglio sapere perché.
«Oppure» dice Cinzia, «la facciamo in un bosco! Con le lanterne! E i cuscini! E la musica etnica!» «Cinzia, Barbara non è una fata dei boschi.»
«Ma le piacerebbe!» «No.» «Sì!» «No.» «Sì!»
«Cinzia… Barbara ha paura dei ragni.» «Ah.»
Alfonso chiude il taccuino. «Il bosco è un luogo archetipico. Potrebbe evocare—» «Zio, per favore» dico. «—paure ancestrali.» «Appunto.»
Cinzia cambia idea. Di nuovo. «Allora! La facciamo in un centro commerciale!» «Perché?» «Perché c’è tutto!» «C’è anche troppa gente.»
«Ma è comodo!» «È un compleanno, non un Black Friday.» «Ah.»
Io penso: questa riunione durerà tre anni.
«Ok, ok» dice Cinzia. «Allora facciamola qui, a casa mia!»
«Finalmente una cosa sensata» dico. «Ma con un tema!»
«Ecco.» «Il tema sarà… GLITTER!» «No.» «Sì!»
«No.» «Sì!» «Cinzia, io non partecipo a un evento glitter.» «Ma non devi metterli tu!»
«Meglio.» «Li mettiamo ovunque!» «Peggio.»
Alfonso interviene. «Il glitter è interessante. È un simbolo di frammentazione luminosa.» «Zio, ti prego.» «E di identità multiple.» «Zio.» «E di—» «Zio.»
Cinzia si siede. Respira. Poi dice:
«Ok. Parliamo del regalo.»
Io sapevo che sarebbe arrivato questo momento. E sapevo che sarebbe stato peggio del resto.
«Io direi un viaggio!» dice Cinzia. «Dove?» «In Islanda!»
«Cinzia, non abbiamo un budget da spedizione polare.» «Ah.»
«Oppure un massaggio!» «Ok.» «Ma fatto da un monaco tibetano!»
«No.» «Sì!» «No.» «Sì!»
«Cinzia, dove lo trovi un monaco tibetano a Perugia?» «Lo cerco!» «No.»
Alfonso interviene. «Il massaggio tibetano è un’esperienza spirituale.» «Zio, non stiamo aprendo un centro benessere.» «Ogni compleanno è un centro benessere dell’anima.»
«Ok, basta.»
Cinzia cambia idea. Di nuovo.
«Allora! Le compriamo un animale!» «No.» «Un cane!» «No.»
«Un gatto!» «No.» «Un pappagallo!» «NO.»
«Perché?» «Perché non si regalano animali come fossero portachiavi.» «Ah.»
Alfonso prende appunti. Io non voglio sapere perché.
«Ok, ok» dice Cinzia. «Allora le compriamo… un robot!»
«Cosa?» «Un robot aspirapolvere!» «Cinzia, Barbara non vuole un robot aspirapolvere.»
«Tutti vogliono un robot aspirapolvere!» «Io no.» «Tu non fai testo.»
Alfonso interviene. «Il robot aspirapolvere è un simbolo della delega moderna.» «Zio, ti prego.»
«E della perdita del controllo.» «Zio.» «E—» «Zio.»
Cinzia si alza. «Ok! Ho deciso!» «Cosa?»
«Le facciamo un video!» «Un video?»
«Sì! Dove ognuno dice una cosa bella su di lei!» «Ok.»
«E poi lo montiamo!» «Ok.» «Con la musica!» «Ok.»
«E i glitter!» «NO.»
Alfonso sorride. «Il video è un’idea interessante. È un rito collettivo.» «Zio, per una volta sono d’accordo.» «E rappresenta la memoria condivisa.» «Ok.»
«E la fragilità dell’identità—» «Zio.»
Cinzia batte le mani. «Perfetto! Allora facciamo così!» «Finalmente» dico.
«E poi…» «No.» «…la portiamo al mare!» «Cinzia, ti prego.»
«Ma solo dopo!» «No.» «Sì!» «No.» «Vediamo.»