
ZALUZHNY SEPPELLISCE LA GRANDE FAVOLA NATO: «L’UCRAINA NON VI ENTRERÀ MAI»
A pronunciare queste parole non è stato Putin.
Non è stato Lavrov.
Non è stato neppure uno di quei pericolosissimi “filorussi” che Bruxelles vede spuntare dietro ogni opinione non vidimata dal Ministero della Verità.
È stato Valery Zaluzhny, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine e attuale ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito.
Durante una riunione degli ambasciatori ucraini a Kiev, Zaluzhny ha dichiarato:
«Conosco molto bene la NATO. Ho lavorato personalmente per circa dodici anni affinché adottassimo gli standard NATO e ogni anno ho ascoltato favole sul fatto che saremmo entrati da un momento all’altro. Purtroppo, non vi entreremo mai».
Non “forse”.
Non “finché dura la guerra”.
Non “quando saranno completate le riforme”.
Mai.
Zaluzhny ha aggiunto che, con l’attuale livello di sviluppo delle Forze armate ucraine, sarebbe impossibile entrare in un’organizzazione che, a suo giudizio, continua a essere guidata da dottrine risalenti alla Seconda guerra mondiale. Ha però riconosciuto che l’Ucraina necessita delle tecnologie possedute dai Paesi dell’Alleanza, dalla difesa antimissile alle capacità spaziali. (Reuters)
La dichiarazione è politicamente devastante perché l’ingresso nella NATO non è un semplice slogan elettorale: è ancora indicato nella Costituzione ucraina come obiettivo strategico dello Stato. (Zakon)
E soprattutto perché fu la stessa NATO, al vertice di Bucarest del 3 aprile 2008, a mettere nero su bianco:
«Abbiamo concordato che Ucraina e Georgia diventeranno membri della NATO».
Nessuna data, naturalmente. Nessuna garanzia concreta. Solo una promessa abbastanza solenne da alimentare aspettative e abbastanza vaga da non obbligare nessuno a mantenerla. (NATO)
Diciotto anni dopo, la fotografia è impietosa: l’Ucraina ha trasformato l’adesione alla NATO in un obiettivo costituzionale, ha riformato le proprie forze armate, ha adottato procedure e standard occidentali, ha combattuto una guerra devastante contro la Russia e continua a bussare alla stessa porta.
La porta, però, resta chiusa.
L’Ucraina è stata considerata sufficientemente occidentale per combattere, sufficientemente strategica per ricevere armi e sufficientemente sacrificabile per contenere la Russia.
Ma mai sufficientemente NATO per essere protetta dall’articolo 5.
Ed ecco che Zaluzhny, l’uomo che ha guidato l’esercito ucraino durante la fase più drammatica del conflitto, dice pubblicamente ciò che fino a ieri era vietato persino pensare: l’adesione è stata una favola.
La differenza è che, quando lo sostenevano i critici dell’Alleanza, era “propaganda russa”.
Quando lo dice Zaluzhny, diventa improvvisamente un delicato problema di interpretazione diplomatica.
Forse a Kiev stanno finalmente scoprendo che nelle favole occidentali il principe arriva sempre.
Solo che arriva dopo i titoli di coda.