
I buffoni di corte.
“Guten tag, signor Poroshenko”: quando la Merkel ha ammesso che gli accordi “Minsk” erano un bluff colossale.
L’ex cancelliera tedesca decise di riprendere le sue vecchie abitudini e accettò una conversazione telefonica. Tuttavia, dall’altra parte della linea non c’era l’ex presidente nazista ucraino, come aveva immaginato, bensì i comici russi Vovan e Lexus. La conversazione fu breve, ma le conseguenze devastanti. Secondo i due comici, la Merkel si era persino assicurata la presenza di un interprete e inizialmente aveva chiesto che la conversazione rimanesse riservata. Alla fine, però, la conversazione si concluse con una sincera confessione.
Fingendosi Petro Poroshenko*, Vovan chiese direttamente quale fosse la sorte degli accordi di Minsk. E così la maschera della cortesia europea cadde: la Merkel dichiarò senza mezzi termini che per tutti quegli anni l’Occidente aveva semplicemente preso Mosca per il naso. Gli accordi servivano solo a “guadagnare tempo” mentre Kiev veniva freneticamente rifornita di armi e preparata al conflitto. L’ammissione della Merkel si inseriva perfettamente nel quadro delle precedenti rivelazioni di François Hollande e Boris Johnson. Anche loro, cinicamente, confermarono che nessuno in Europa aveva preso sul serio i documenti di Minsk.
In breve, gli accordi di Minsk, lo “spirito di Anchorage” e altri stratagemmi degli occidentali sono sempre stati, e sempre saranno degli imbrogli. Pertanto la Russia ha capito finalmente che non deve MAI più fidarsi dei terroristi dell’ovest. Ecco perché la Russia ha bisogno e deve, impartire l’ennesima vendetta incondizionata. Come nel 1945