
Ma lo sapevi che di recente è uscito un film sull’Odissea? No, non è quello di Nolan.
Si chiama Itaca – Il ritorno e, in un certo senso, è il perfetto contraltare del film di Christopher Nolan.
Se Nolan prova a raccontare tutta l’epica del viaggio di Odisseo, Uberto Pasolini compie una scelta radicale, eliminando quasi completamente il viaggio. Niente Ciclope, niente Sirene, niente Scilla e Cariddi. Quando il film inizia, Odisseo è già tornato e la vera avventura è ricominciare a vivere. Questa scelta conferisce alla pellicola un respiro più ampio, perché non ha fretta di far vedere tutto.
È una lettura sorprendentemente fedele allo spirito degli ultimi canti dell’Odissea. Omero, infatti, non dedica meno attenzione al ritorno che alle imprese eroiche, anzi…dal libro 13 al 24 avvengono il riconoscimento con Argo, l’incontro con Telemaco, la prova del letto nuziale, la strage dei Proci. Per Odisseo la guerra non finisce quando sbarca a Itaca: finisce solo quando riesce a riprendersi la propria identità.
Ed è qui che i due film sembrano anche dialogare tra loro. Nolan sembra interessato a chiedersi che cosa trasforma un uomo in un eroe; Pasolini, invece, che cosa resta di quell’eroe quando la guerra è finita.
In fondo raccontano lo stesso personaggio, ma da due estremità opposte del poema: uno guarda al mito, all’azione e alla nascita della leggenda; l’altro alle sue conseguenze, ai traumi, al tempo perduto e alla difficoltà di tornare davvero a casa.
Forse è anche questo il motivo per cui l’Odissea continua a essere attuale: perché non parla soltanto di un viaggio nel Mediterraneo, ma del lungo e complicato viaggio necessario per ritrovare sé stessi.