
La notizia più fresca è che Abdul El-Sayed, candidato socialista e anti Netanyahu, avrebbe vinto di misura le primarie democratiche per un seggio da senatore del Michigan contro Haley Stevens deputata ed ex dirigente della società pubblica che intervenne per salvare General Motors e Chrysler. 732mila voti contro 711 mila, con il 95% di schede scrutinate. Per Di bella e Molinari, che ho sentito a “In Onda”, si tratterebbe di un autogol dei Dem, i quali perderanno il seggio a favore dei repubblicani. Non ne sono sicuro. Perché Abdul, socialista e con quel nome che evoca l’Islam, può parlare alla parte del Make America Great Again che è molto arrabbiata con Trump. Palese ostaggio di Netanyahu, che complica la vita del ceto medio con il no al “Medicare for all”, che sta facendo crescere a dismisura il debito dopo aver promesso il contrario. Perché, infine, il grido di Mamdani “Siamo tutti immigrati” si rifà, sia pure al contrario delle destre, ai valori costituenti della Nazione. E non alla crescita continua dello Stato Federale durante il “secolo americano” -noi diremmo il secolo dell’imperialismo americano- 1916 – 2016. Io non credo che Mamdani, Ocasio Cortez, El-Sayed abbiano ancora una visione del mondo in grado di debellare la “rivoluzione reazionaria”, cresciuta negli Stati Uniti dal 2004 al 2024. Ma è ancora più debole rifarsi a Clinton, Roosevelt e Wilson, ora che gli americani vedono più i costi che i vantaggi dell’Impero
La seconda notizia è che Giorgia Meloni, dopo aver perso il senno – vedi il Caffè del primo agosto- ha perso la faccia. La riunione dei ministri europei dell’interno per poco non ha chiesto scusa a Sanchez, palesemente vittima e non responsabile dell’invasione di migranti a Ceuta. I laudatores di Giorgia che l’avevano vista a “capo di una coalizione di 22 paesi europei”, ora parlano -il ministro Piantedosi- di 6-7 che condividerebbero il lodo Albania, cioè la necessità di espellere gli irregolari in paesi extra europei, senza fargli toccare il suolo dell’Unione. Eppure il manifesto e il Domani sostengono che Meloni avrebbe vinto. In quanto anche Von-der-Leyen & C farebbero la faccia feroce, “la faccia italiana”, contro chi arriva dal mare. C’è del vero in questo. Quasi nessuno spende una parola di pietas nei confronti dei morti annegati, delle bambine esposte al caldo, alla fame e agli uomini di Ceuta ma decise a non tornare in Marocco, che ho visto ieri in un servizio del TG3. Nell’immaginario di troppi italiani, i migranti non sono uomini, ma invasori. Come se fossero loro la causa della guerra un corso, e non invece lo strumento incolpevole. Sfruttati oggi dal re del Marocco, da Trump e da Meloni (con elogi di Putin) e ieri da Erdogan, per mettere l’Europa sotto ricatto.
La terza notizia narra di un disgelo, un pranzo che forse poi disgelo non è stato, fra Conte e Schlein su primarie e programma. Che noia, direte. I soliti pennivendoli che giocano sulle divisioni nel fronte avverso al governo Meloni. Spezzo una lancia a favore di “colleghi”, che spesso per primo trovo insopportabili. Il fatto è che non capiscono come il campo progressista possa governare, qualora vincesse le politiche 2027. Perciò insistono sui contrasti. È un riflesso di Paulov, di gente che studia poco e non guarda mai (per abitudine e magari anche per convenienza) sotto la superficie delle cose. Vediamo allora di spiegare quale possa essere la logica di Giuseppe Conte, al netto del travaglismo che considero -lo sapete- malattia senile del trasformismo. Conte ritiene che un Trump sconfitto a Hormuz debba recuperare, magari portando a casa una qualche tregua per l’Ucraina. Pensa che Putin non possa continuare la guerra per sempre, visto che i guasti sono ormai visibili anche a Mosca e Pietroburgo. Che le potenze (chiamiamole così) europee si possano far piacere una mezza umiliazione per Kiev e una mezza vittoria per Mosca. Dunque, attestandosi da qui alle elezioni sulla linea “no armi all’Ucraina”, potrebbe poi, da Presidente del Consiglio, sedersi al tavolo con Trump e Putin. Intanto avrebbe un buon tema da giocarsi alle primarie: Elly guerrafondaia perché incapace di rompere coi “riformisti”, i 5S pacifisti come Raniero La Valle. Troverete oggi un articolo di quest’ultimo sul Fatto Quotidiano. Elogio senza se a Papa Leone XIV, di cui La Valle approva la postura che è quella di chiedere a tutti allo stesso modo di disarmarsi. Russi, americani, europei, paesi arabi. Un grido che somiglia al “convertitevi”, gridato da Wojtyla ai mafiosi e da Leone ai trafficanti di uomini. Davanti a ciò, il futuro dell’Europa, la sua indipendenza da Stati Uniti e Russia, dalle fonti fossili e dal controllo dei dati, dell’intelligenza artificiale e delle consegne a domicilio da parte di Musk, Bezos, Thiel, Zukerberg, l‘emergere di una politica estera e di una difesa comune europea, sarebbero obbiettivi secondari. Ho scritto il contrario ieri su Substack
Corradino Mineo