
Cercavo un biglietto per il treno nel periodo Capodanno. Ovviamente i prezzi sono assurdamente alti e la mia mente è scivolata dolcemente dall’odio per il capitalismo agli anni della mia gioventù, i 90. I biglietti avevano tutti lo stesso prezzo, tutto l’anno a qualsiasi ora. Adesso devo stare ore, giorni, davanti a uno schermo per trovare un prezzo non dico vantaggioso, ma umano. Si possono spendere 300 euro per 3h andata 3h ritorno di treno? No! Neanche se li avessi! Così devo sfrantumarmi i coglioni a inserire codici sconto per acquistare un biglietto, ma valido a partire solo dal 20 dicembre 2087 al 21 dicembre 2087 alle 13:47. In pratica se voglio pagare meno devo lavorare per trenitalia, un po’ come nel dopoguerra che ti prendevano su in nave se pelavi le patate e facevi viaggio low cost. Bello il capitalismo eh?
Spesso mi sento ripetere: “bisogna dare alla gente ciò che gli piace, ciò che vuole”. Mi fermo un attimo, ci penso. Poi mi chiedo: piacere, volere…che parole complesse. Io non lo so cosa voglio e cosa mi piace. Non ne sono poi così sicuro. Però in effetti quella frase mi risuona in testa e devo convenire: funziona! Ma come? Ma è semplicissimo: prima si crea il gusto e l’illusione della volontà e della scelta e poi si crea il prodotto in base a quello. Cosa vuole la gente? Pagare poco! Come si fa a dargli solo la sensazione di pagare poco? Si mettono i prezzi di base alle stelle, prezzi assurdi, poi lo si coinvolge nella ricerca dello sconto così gli sembrerà un affare il trovare qualcosa al prezzo più basso (che sarebbe il prezzo che l’azienda aveva in mente fin dall’inizio) ed ecco un cliente soddisfatto, si sente furbo, paga e ritorna e anche se non volesse ritornare cazzi suoi ho il monopolio. È il marketing baby, cazzo vuoi? Un po’ il meccanismo della TV on demand, delle piattaforme. Prima si accentra il prodotto, lo si rende desiderabile al massimo grado: lì dentro c’è tutto (come nei centri commerciali), così le persone pensano di volerlo, che lì dentro ci sia l’universo, quindi anche il loro gusto, poi glielo si vende. Per i più il meccanismo funziona, non sanno che esiste altro, per cui Netflix, Prime, Disney, bastano e avanzano. Potranno vedere merda per tre vite scambiandola per oro. Alla fin fine è lo stesso per il pensiero. Lo stesso dispositivo per cui un filosofo, un pensatore, viene preso per il culo. In un mondo dove l’opinione pubblica creata è al livello delle urla del mercato a cosa può servire conoscere, che ne so, Hume, Montaigne, Rousseau, Hobbes ecc..? a niente! La cultura, la complessità non deve essere diffusa. Va bene per gli specialisti, quelli un po’ scemi che perdono tempo su testi di 500, 1000, 2000 anni fa. Ma il pubblico vuole il “concreto”, non vuole pensare. O meglio bisogna creare prima il fatto che il pubblico voglia il concreto e non voglia pensare, poi dopo, fargli credere che è quello che vuole veramente e poi vendergli ciò che abbiamo creato per lui. Creare degli idioti non è poi così difficile. Più difficile è convincere degli idioti che sono idioti. Ogni idiota che leggerà questo post penserà che questo discorso non lo riguardi, ma che ne conosce tante di persone così a lui/lei vicine. Perché? Perché il capolavoro della manipolazione di un’idiota è quello di fargli credere di essere intelligente perché legge i titoli degli articoli, guarda qualche film e legge qualche libro (leggere fa bene!!! Anche se non ci si capisce un cazzo, leggete, come le vitamine! Fanno bene! ingurgitatene 800 pillole al giorno!). Così eccoci qua, tutti anticonformisti come gli altri. E alla fine non è improbabile che l’idiota sia io visto che sono sempre qui che cerco il biglietto!