
Il consenso di cui continua a godere la destra italiana, indefessa custode dei privilegi di chi ha già tutto, è forse la dimostrazione più plastica di quanto avesse capito Steinbeck quando scriveva: «Il socialismo non ha mai messo radici negli Stati Uniti perché i poveri non si vedono come un proletariato sfruttato, ma come milionari in difficoltà temporanee».
In Italia, evidentemente, abbiamo perfezionato il concetto. Qui il lavoratore non si considera un lavoratore sfruttato: si considera un ricco in lista d’attesa. Gli basta immaginarsi, per qualche minuto al giorno, dalla parte dei privilegiati per convincersi che tassare i patrimoni sia un furto, che aumentare i salari sia populismo e che difendere i diritti sociali sia una pericolosa deriva comunista. Se poi a fine mese lo stipendio non basta, pazienza: sarà colpa sua, dell’inflazione, dell’Europa, dei migranti, dei giovani che non hanno voglia di lavorare. Mai, sia chiaro, di chi governa nell’interesse di chi possiede.
È una straordinaria forma di masochismo politico: votare chi protegge i privilegi altrui e poi indignarsi perché i propri diritti vengono erosi. Una specie di sindrome di Stoccolma elettorale, con la vittima che, per gratitudine, consegna spontaneamente le chiavi di casa al rapinatore.
E mentre i lavoratori fanno acrobazie per arrivare alla fine del mese, qualcuno continua a raccontare loro la favola edificante della meritocrazia, purché, naturalmente, il merito sia sempre quello degli altri. I privilegi vengono chiamati libertà, le disuguaglianze opportunità, la precarietà flessibilità e i tagli ai diritti responsabilità. Basta cambiare il nome alle cose e, miracolo, anche la realtà sembra improvvisamente meno indecente.
Così eccoci qui: una classe lavoratrice che spesso vota contro i propri interessi, difendendo con commovente zelo quelli di chi non avrà mai bisogno di chiedersi se arrivare o meno alla fine del mese.
Ergo, prepariamoci a restare ancora a lungo intrappolati in questo governo di lestofanti. Del resto, se chi subisce il furto continua a votare il ladro perché sogna di diventare ricco, c’è ben poco da meravigliarsi.