
Per mesi ci hanno raccontato la guerra con l’Iran come una gigantesca vetrina della superiorità militare americana.
Portaerei. Caccia. Missili. Tecnologia. Potenza di fuoco.
Poi arriva il New York Times e scopriamo un dettaglio meravigliosamente prosaico:
anche gli imperi devono fare la spesa.
L’attacco iraniano alla base navale americana in Bahrein ha colpito uno dei principali nodi logistici della US Navy nella regione.
Risultato?
La Marina americana ha dovuto spostare una parte fondamentale dei rifornimenti verso Diego Garcia, nell’Oceano Indiano.
Piccolissimo particolare geografico:
circa 3.500 chilometri dalle portaerei impegnate vicino all’Iran.
Avete presente?
Non devi necessariamente affondare la portaerei.
Puoi lasciarla galleggiare benissimo.
Poi le rendi complicato ricevere cibo, ricambi, prodotti per l’igiene, posta e rifornimenti.
Perché la guerra vera ha questo brutto vizio: se ne frega delle conferenze stampa.
La USS Abraham Lincoln, con circa 5.000 marinai e Marines, ha superato i 260 giorni di deployment e i 200 giorni consecutivi senza una sosta in porto.
Oltre duecento.
Nel frattempo sono emerse preoccupazioni per stanchezza, morale e condizioni psicologiche dell’equipaggio, mentre il Pentagono ha contestato alcune rappresentazioni della situazione.
E adesso arriva il capolavoro.
Per dare il cambio alla Lincoln viene inviata la USS George Washington.
Da dove?
DAL PACIFICO.
Cioè dalla regione che Washington continua a indicare come strategicamente decisiva nel confronto con la Cina.
È una specie di coperta militare da 100.000 tonnellate:
la tiri verso l’Iran…
e scopri il Pacifico.
Ed ecco la piccola lezione che normalmente scompare sotto tonnellate di propaganda.
Una superpotenza può possedere portaerei nucleari, satelliti, F-35, missili da milioni di dollari e sistemi d’arma fantascientifici.
Ma alla fine qualcuno deve comunque portare a bordo l’acqua, il cibo, i pezzi di ricambio e perfino il dentifricio.
Alessandro Magno lo sapeva.
Napoleone lo sapeva.
Qualunque caporale addetto alla logistica lo sa.
Pare che nel XXI secolo qualcuno abbia dovuto riscoprirlo a 3.500 chilometri di distanza.
E pensare che ci avevano spiegato che l’Iran era quello rimasto isolato e in ginocchio.
Nel frattempo gli americani spostano i rifornimenti nell’Oceano Indiano e una portaerei dal Pacifico al Medio Oriente.
Dev’essere quella famosa vittoria così schiacciante che bisogna andare a prendere i rinforzi dall’altra parte dell’Asia.
Ma tranquilli.
Nei comunicati stampa la logistica non finisce mai.
Le navi, qualche volta, sì.