
Perché Matteo Salvini, ieri, ha pronunciato una frase meravigliosa:
“Fino a che l’Islam non firmerà un accordo scritto nero su bianco con lo Stato italiano, in cui si riconosce la prevalenza della Costituzione e della legge italiana, io non concedo neanche mezzo metro quadro di spazio a questa religione a casa mia”.
E adesso abbiamo un problema logistico.
Dove lo troviamo, esattamente, l’Islam per fargli firmare il contratto?
Ha un codice fiscale? Una PEC? Un domicilio?
Gli mandiamo una raccomandata?
“Gentile Signor Islam, la informiamo che il ministro Salvini la attende martedì alle ore 10:30, munito di documento d’identità e marca da bollo da 16 euro. Porti una penna blu”.
Perché nella testa di Salvini l’Islam sembra essere un tizio. Un signore in giacca e cravatta che rappresenta un miliardo e passa di persone, entra al ministero con una cartellina sotto il braccio e dice:
“Buongiorno, sono Islam. Dove devo firmare?”.
Poi Salvini gli passa il foglio, Islam firma e finalmente Matteo gli concede il mezzo metro quadro.
Peccato per quel minuscolo dettaglio: l’Islam non possiede un Papa, un Vaticano, un patriarca universale o un amministratore delegato della Islam S.p.A. capace di firmare a nome di tutti i musulmani del pianeta.
Esistono comunità, associazioni, confessioni, orientamenti, autorità religiose diversissime tra loro.
E soprattutto la Costituzione italiana che lui vorrebbe far riconoscere al fantomatico Signor Islam vale già, da sola, per tutti. E contiene già perfino qualche articolo sulla libertà religiosa.
Capiamo che tra un post sui migranti, una visita in carcere e una recensione alla Ferrari elettrica trovare il tempo per leggerla tutta sia complicato.
Però magari prima di convocare Islam in persona davanti al notaio, una sfogliata gliela daremmo.
Almeno risparmiamo al povero Signor Islam il viaggio. E soprattutto la marca da bollo.