
UN DRONE DA DUE SOLDI. QUATTRO CACCIA. IL CONTO? A NOI.
Facciamo finalmente una cosa rivoluzionaria.
I conti.
Prendiamo per buona la stima circolata per il drone: circa 20.000 euro.
Per fermarlo la NATO ha fatto decollare:
2 Eurofighter italiani dalla Lituania.
2 F-16 turchi dall’Estonia.
Quattro caccia.
Per un drone.
Uno degli Eurofighter italiani lo individua e lo abbatte. Reuters conferma lo scramble dei quattro velivoli. (Reuters)
E qui comincia la parte che sembra scritta da Totò con il bilancio della NATO in mano.
Non sappiamo ancora quale arma abbia sparato l’Eurofighter: la fonte specialistica The Aviationist precisa che l’arma utilizzata non è stata comunicata. Gli F-2000 italiani in QRA vengono normalmente impiegati anche con AIM-120 AMRAAM e IRIS-T. (The Aviationist)
Quindi sia chiaro: non possiamo affermare che sia stato sparato un AIM-120.
Ma se fosse vera l’ipotesi circolata dell’AMRAAM da circa 2 milioni di euro, avremmo questo piccolo capolavoro di economia bellica:
bersaglio stimato: 20.000 €
possibile missile: circa 2.000.000 €
poi aggiungete quattro caccia in volo, carburante, manutenzione, ore macchina, personale, basi, radar, comando e controllo NATO.
Il totale reale dell’operazione non è stato pubblicato.
Ed è forse meglio così.
Potrebbe rovinare la digestione.
Ma il capolavoro arriva adesso.
Oggi i lettoni dicono che il drone abbattuto è ritenuto ucraino, finito in Lettonia dopo essere stato deviato dalla guerra elettronica russa. (Lsm.lv)
Ricapitoliamo lentamente, perché Kafka avrebbe chiesto di semplificare.
L’Ucraina manda il drone.
La Russia lo disturba.
Il drone finisce nella NATO.
La NATO manda quattro caccia.
L’Italia lo abbatte.
E l’Europa paga il conto.
Questa ormai non è più geopolitica.
È economia circolare.
Il denaro parte dal contribuente europeo e, dopo un lungo giro tra droni, missili, carburante e industrie militari, riesce miracolosamente a non tornare mai indietro.
E attenzione: abbattere un oggetto potenzialmente pericoloso che viola uno spazio aereo è perfettamente comprensibile.
La domanda seria è un’altra:
possiamo davvero difendere i cieli europei mandando caccia da decine di milioni e munizioni costosissime contro sciami di droni che costano una frazione?
Perché se questa diventa la normalità, non serve essere Napoleone per capire come va a finire.
Basta essere ragioniere.
Il drone precipita.
Il bilancio pure.
E mentre ci spiegano che dobbiamo abituarci a spendere sempre di più per la difesa, sarebbe interessante fare quella domanda volgare che nelle grandi strategie occidentali sembra essere diventata sconveniente:
SCUSATE, MA QUANTO CI È COSTATO ABBATTERE QUEL COSO?
E soprattutto:
A CHI MANDIAMO LA FATTURA?