
Voglia di scrivere per un cazzo di niente.
Non so neppure perché scrivo.
Che vi devo dire… c’è chi si parla addosso e chi, come me, ogni tanto si scrive addosso.
Chiusa parentesi.
Scrivo.
Rafa arrivò.
Benvenuto, Fratello.
E da lì passarono giorni semplici, di quelli che non hanno bisogno di grandi programmi per diventare belli. Con noi anche due dei miei Figli, Lorenzo e Leonardo.
Relax, sole, acqua fredda, musica a palla e tante, tante risate.
Quelle risate vere, senza motivo, che partono da una stronzata e finiscono che ti fa male la pancia.
Giornate senza orologio, senza troppe domande e, soprattutto, senza bisogno di risposte.
Si stava insieme. Punto.
E forse è proprio questa la cosa che mi porto dietro: quando stai bene con le persone giuste, non serve inventarsi un cazzo.
Basta esserci.
E noi c’eravamo.
(004)
Qualche giorno dopo, io e Rafa ripartimmo. La destinazione era l’Hell’s Week, un evento a cui partecipo ogni anno e che, con il tempo, è diventato per me quasi un appuntamento fisso, uno di quei momenti che segnano il calendario e che aspetti già mentre sei ancora sulla strada.
Rafa e Travol ci tenevano a vederlo, ma soprattutto a viverlo. Perché certe cose puoi raccontarle quanto vuoi, puoi mostrare fotografie e video, puoi parlare della gente, delle moto, dei concerti e delle notti passate insieme, ma finché non ci sei dentro non puoi capire davvero l’atmosfera che si respira.
Così caricammo le moto e ci rimettemmo in viaggio.
Travol ci raggiunse a Fréjus, luogo del concentramento, precisamente alla Base Nature François Léotard, una grande area affacciata sul Mediterraneo che, durante quei giorni, cambia completamente volto.
Quando arrivammo, l’Hell’s Week aveva già cominciato a farsi sentire.
Moto ovunque, motori che borbottavano al minimo o ruggivano improvvisamente, musica nell’aria, stand, colori, giubbotti consumati da migliaia di chilometri e gente arrivata da posti diversi, ma con la stessa voglia di stare insieme. C’era chi si ritrovava dopo un anno e si abbracciava come se si fosse salutato il giorno prima, chi osservava le moto parcheggiate una accanto all’altra e chi aveva già una birra in mano, pronto a cominciare la festa.
Per me era un ritorno in un ambiente conosciuto. Per Rafa e Travol, invece, era qualcosa di nuovo.
E forse proprio per questo mi divertiva guardarli mentre cercavano di assorbire tutto quello che avevano intorno. Volevo che scoprissero da soli quello che avevo provato a raccontargli tante volte: l’Hell’s Week non era soltanto un raduno di motociclisti.
Era rumore, musica, strada e amicizia.
Era incontrare vecchi fratelli e conoscerne di nuovi.
Era arrivare da luoghi diversi e, almeno per qualche giorno, sentirsi parte della stessa grande famiglia. Bikers punto!!!
Adesso Rafa e Travol erano lì con me.
E finalmente non dovevo più raccontarglielo.
Dovevano soltanto viverlo.
(005)
Tornammo tutti e tre ad Alassio e ci concedemmo ancora una giornata insieme, senza fretta, quasi a voler allungare un po’ quel viaggio che ormai stava arrivando alla fine.
Poi, per Rafa e Travol, arrivò il momento di ripartire. Tornavano in Spagna, dove li aspettava un altro evento. In teoria sarei dovuto andare anch’io con loro e continuare ancora per un po’ quella nostra estate sulla strada.
Ma, quasi per caso, diedi un’occhiata alle previsioni meteo.
Pioggia.
Guardai la cartina, guardai il cielo e poi di nuovo quelle previsioni. La voglia di partire in quella direzione mi passò in fretta.
Era stata forse una delle estati più belle della mia vita: chilometri, moto, amici, incontri, strade e giornate che sembravano non finire mai. Avevo ancora addosso il sole, il caldo e quella sensazione di libertà che solo una lunga estate trascorsa in moto riesce a lasciarti.
Sinceramente, non avevo nessuna voglia di andare incontro alla pioggia e ritrovarmi improvvisamente già in autunno.
Rafa e Travol avevano la loro strada da seguire. Io, evidentemente, ne avevo un’altra.
Salutai i miei due Fratelli e li lasciai partire verso la Spagna.
Poi guardai ancora una volta il meteo.
“Fanculo… io vado da un’altra parte.”
In fondo, uno dei privilegi più belli di viaggiare senza troppe catene è proprio questo: se davanti a te trovi la pioggia, puoi sempre girare il manubrio e andare a cercare il sole.
E io avevo ancora voglia d’estate